Libro III.Cap.V, zx i
cbspVorompa nellc btfopere.Voglfoch'abbiate scienzä di Dio, e an per-fttto conoscimentodehnisteri <li Grt-ßo. Questa scienza Ecica, e Cristia.na perluadepriniferamente i’äst/nen*zu , e b temperanzä ncl uiro, c ne gl’.altri piacmdel corpo.-pcrche sfenzä dikinon si ; piu>Iarpr 0 gresisoaW’akri_*uirtüucotne ehe däiia gola s‘origininotütti i uiz? - Ma aimCrtite »ehe coii'a*ßinenza mantentate ia pazienza,per.ehe questa uirtü ü eccriicntissiina , emttel’aitre illustres e perfezziona .•H&c tst Christian ui/tus, comenta_jil Gaecano tqua untere Dei toleramusmal* volunt arte . La pazienza,coa_jcui per ainor di D/o sopporriamovo-loncariamentc gli stentiSi disagi, i pa*rimenri-di mängiare,e teuer male, csomiglianri: c vna virtu rara, degna-,# molro propria de’Cristiani , colmadi meriti,c di gloria »appresso gl huo-mini, gl’ Angeli, c Dio nostro Signo-re.
CAPITOLO VI.
Siseguita di difcorrere dell'isteßamateria.
O Ve l’infermiräsono frequenti Ynon st deuedesiflere dall’appli-car quei rimedi, ehe fi spera possänoesserdi giouamento. Non sö » fe vi(ia tanta necessirä di raeeomandatequalsiuogl’alrra uirtü quanto la T«.peranza ,e la pazienzä: qüella ehe in*(sgna principal mente di moderare glisfrenatiappetiridelgufto»e'deltatto,c’lmägiare,c bere seuerchio,e deliziöse»* a por Irena alla cohcupiscgza; Que-sta , perebe auualora a sostener coii_janimo composto, e Iaido Ife dtirezzedeluiuere, la samt, lasete , e tüttoquellbic.he anno)3,e dilpiaee. Quant!fono,che s’Itvqnietano, e tutto'l gio»no s’aIfliggono,perche par loro di la-.re una vita stentäta,e quasi ch’to nondßli da cani/ Sentite che dicono que-«landosi: Nonci darebbetanro fasti*stidio lo steto,cM patire, le non vedef-lemo ranti xhe fanno una vitä lliuta rßrabocca’lidno per le cätine,ogbi co.fomvora r.clla maluagia^e’moscadel.Ii>gt?chi , e cri'bianni »l’abbondanza
deli’ostricbc jdesteUmprede, d de glistotioni sä roueseiareie mense; ; f*.giamVle stärne,e beccaüchi funnoio-roafa ;non parliamo dc’vaffcllamea*ti, argenterie , e orerie ° sempie eon*uiti »banchetti, ehe pafseinpretempödi nozzc; e noi slehtiamo co-me tanti bracchi , patiam mancauzad ogni bene; ehe ben puö dirsi ,che lanostra pouera mensa d veramente Istrauoladet rbrrnento.Et fo dico ä voi,ehe cosivi dolete: Amici pazienza_jCheie andrere bene considerando »non vi parra punto malageitolb vnatal forte di visa.
Acquietateui , pregouf ,a gl’inse-gnametni desto Spitito fantö,de’qua- *li ecco ve neapporto alenni, ehe paresieno dettati a posta per nostra conlo-lazione-e ammaestramento. VditC, sqnesto dell’ßcclesiasticö * Afelisr tftutÜuspauperum [üb tegmineasierumi ^ .qudm epuiaiplendid* in peregre (ine £ cc ' ,i ^dbmicilio. piüchiarametire il Tcsto 2 ?‘Grcco: Posier eß uita pauperum subfetto trabium , qtäam epula splendidetin alienis \ E molto meglio uiiler conpoco in cala Iua,benchepiccola ,fem-plice,e rozzh i ehe il molto, e prezio*
(b in casa d’altri »e ne pompou palaz*zide'Grandi'.Mi sä piü prb in casa_#mia ilpane alciutto , equalcheerbag-gio rche ali'akrui lontuofc mense ilpiü pregiato,che possa lom mini 6 rareiariad'aequa ,e Ia ttira. In casa miasbn liberb» epadron di me,frt casa tf=altri perdo /a liberta , mentre pransocon loro . E chin’hädnbio - ehe valpiü Ia Merta' , ehe tuttc le ddizic , vi-uandcdelicatte, e riccbezze del mon-•db? S’k> mangio in casa mia,non Ion’*obligato - , ehe a nte , elodisfo al miogüstoSe in casa Vöstra , bisogna,ch’-iö m’oblighiä voi, sodisfaeeia al vo-stro palato, e in satti m’accomodi ivoi»achtora uoi vohrte,diefie eibiVolere, e csi’io beua quando vi toi nabene 'Ohqttestanoneellatma ipeefedi schiauicodine? Se io vado a un con-«ito, ageuofmente ecredo, -o man-giare,in bete,in pariare » adulare , pard’obligo illodarechi inuitö ; in casamia tuttiqvicsti fnconuenieriti ti schi,uano ;;e quel poeo.ch’io mangio , miCJ x sicon.