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Trattatö della Päz jerizä
siconuerre in otcrtno sangue , Dioge-ne Cinico fil inuitato da Cratero pre-feto d*Alessandro Magno.* ma egli ri-cusö l'inuito, con dire: Malo * 4 the.nissalem lingere, quamapudCraterüopipara frui mensa • piü costo pane , eiale in casa mia[dirö meglio,in questaborte) ehe ne! tuo palazzo statmeneastsjso ad vna splendida mensa. Quin»diil poeta Ferrarese*
, In ca(amia mi sd meglio vn, t_»
Anolio raDa .
Cb'ioquoco,e cotta s’unstec.co hnfarco,
E mondo.e Jpargo poi d’acetoe sapa:
Cb’all'altrui mensa tordo , flar*na,o porco
Seluaggio , e costfottounavilcoit re,
Come di Jet a , t d'oro , ben micorco.
j Sega i talo Spirito Santo .Minimüpro magno placeat tibi : & improperiav peregrinationis non audies. Appaga-
* ' teui de’pochi, e poueri cibi in casa uo.stra,in nece dei molto,che potreste_jgodere in casa d’altri.* e cosi sfuggire-te molti dilgusti,e d!spreg!,che ne p kä-lteste patire.ScriueSan Girolamo apaolino. Facile contemnitur clericus ,qaijape vocatus ad prandium ,ire nonrecu\at. Cbe vno v’inuiti seco a pran*zo,e sua cortesia,ma auuertire,cbcj
non siste uoi tacciato di uiHania»fc_ 9
accettace Nnuito • Spefiso accade, ehevn‘Ecc!esiasticoinuitato a mangiarein casa di questi,o di quelli »vengainnon piccol dispreZzode egli condescede ,e U‘iu 3 - II ehe bene intendendo S.Giouan Grisostomo ,eS. Ambrogio,non uollero tmi andare a alcun con«nito>quantunquene foflero istante-mentepregatj. II medesimo fece» 6persuase S Agostino.
4 Eccouinn’alrro luogo de’Prouer-rrou. 17- bt. Melior estbucellastcca cum gau -V. n j dio, quam domus plena uiSiimss cum'rratt.de tur p 0 ^ EflsremSiro, esortandoallarattenc? p az senza,quando s'banno poueri ci-loajum. bijcnellamiseria,eparcitadeivjuerei Af ' porta questo Testo »ecosi legg o.Me-Itor est bucella panis in sale cum quit-te :&tranquiilitate^udmmenjasutn
ptuofis instructa dapibus cum diftra?itionibus, & curis. Val piü , & ü dimolto maggior soauitä , e gusto vil-»boccone di pan secco »con un poco disale, ehe fi magia con la pace dei cuo-re ,e'i sereno de H‘animo:che mille 3sorti deHe piü preziosecarnagioni , esaluaggiumijche addobbino le piü spledide mense de’principi »oueli sliaconfastidi, inquietudine,distrozzioni , econtcse. Rare volteauuiene , ehe iconuiuanti sieno d’accordo tra loro,esi chiamin contenti, partendosi fodis,fatti, e senza lamenti - Souentc si au-ueta quello,che diffe Flacco.
Tres mthiconuiua prope diQen,tire uidentur,
Poscentes uario multum diuersa-ipalato •
Quid demiquid non dem iSene stanno tre cotnpagni a mensa,ediscordano, mentre desiano faziar 1 '-appetito, e tutti bramano dfuerse co-se, e varia mente acconcic, ehe suo-ldire, non douersi disputare de’gu sti ,onde vnostäperplcffo,enonsä, ehesi dar loro -Chesetre sono a mensadiicordi tra loro, ehe faranno ventitrenta ,ö quaranta ? Gli sentite direQuesta eosa fü rmlsaporita »quella s.ra insjpidajquestos’auea ädjre innan.zi, quell’akro dipoi, hanno messo ilcarro auanti a’buoi. Oh ehe mensasenz’ordindQuella viuanda era fred-da, non vnlea nieme, quell'akra c’ha fatti di buona memoria per tantosale, ehe v’era , e quella era comc ‘1ceruello dello scalco,e dei quoco,se-za sale»in una v‘erano tante specie ,ehe non si potea gustare 1 in un’altraniente, sempre su gl’estremi , 0 asso ,6 sci , una uoka il tempo di Noe, di«kuiiö \ vn'akra d*EHa > siccita senzafine.Questo era crudo,e quello dis.fatto. Qiiel seruitore era pigro , equelkakro furioso - Vno non diflemai nulla , e quell‘akro ci rompeuagl'orecchi. Di quel uino, ehe mi gu-staua,non me ne detrero,che vna vol-ta, di quell’altro grosse , e fumoso ,mene voleuanoempierlo stomaco*In uero >che non summo mai peggioseruit i. Mi rincresce d’esserci venu*to. Se me ne stauo in casa mia, coru»
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