Libro IlI.Gap. VI. Li;
molto maggior gusto,csodisfazioneaurei mangiato quel poco, ch’aueffiau uro. Oh vedete quanro e vero » ehemehorest bucella sicca cugaudio , 0*e.j Perccrto,che fe attenderete beneimeriti di questa causa,non sola menteasrete pazienza nella vostra slrettez.zadi vsuere,e non fnuidierete puntoquellt, ehe viuono con abbondanza,elautezza, ma in oltre gli compatirereperla loro infelicita. Vn diuino Ora-Ecclts.y7.c0l0 ve ne facciafede . Propter cra.34. pnlam multi obierunt-, qui autem ab-sinens e(l, adiickt vitam . Oue l’a-stinenza e cagione disaniti.edilun-ghezzadi vita, percheconsumagl’v-mori nociui,e purifica. e astottiglia Iispiricivitali, all’incontro il mangiare,e'l bertroppo genera l’infermitä , cscorta non poco Ia vita. E se bene Ia_anatura ha raffato gl'anni,e giorni del-la nostra vita,ruttauia il sobrio coniapate!ta,gli pub prolungare, e viuer dauantaggio,e'l goloso, ch’cccede , vic-ne a scortargli,eaccelerarsi Ia morte;perche si generanomolte crudita , eumori, ehe difficilmenre si digerisco-no, econquoconobenc, c queffi ea-giocano l’infcrmitä,e lamortc.Tan-to vero, ehe S-Girolamo venneadi-Libr.2. re: Morbi txsaturitate nimia exci -Controu. tantur - Eloproua con l autoriti d’Jouin. Ippocrate ne gl’Aforisroi,il quale in-segna,che i grassi,e corpulenti , ehehanno compiuta Ia tuisura dei cresce-re , se non ui si ripara con sollecita c-sirazzionedilangue : InparalystnuC pessima morborum genera incidunt.Aggiugne sl consulto diGaleno inter-prete doctissimo d‘Ippocrate, chechimangia affai,c troppo s’ingraffa ; K'ecviuere posse diu, nec sanos eße: e sonopoco fani, nela loro uita puöandaremolto in lungo. In fatti i disordini, clsouerchio magiarc,ebcre, sonla ro-uina de'corpi , e delbaninte. E uoi uilament ate dclla sobrietä,e d’effir ma-gro? Doureste auerne contentezza_jperchc Ia parsimonia, e Ia magrczzasaranno eagione,ehe legotte non uidaranno fastidio, vileueranno il do-lor di capo,e le uertigini dei cerne Ilo,lepcnedelbsiomaco,leparalisie , emoki alcri mali, dc'quali seuoipati-Paciucb.deilapax,,
fle, con effere anco piu sobrio ne gua-rirere. Legimus [ e S: Girolamo» eheparia] quosdam morbo articulari, &podagra humoribus laborantes » pro-scriptione bonorum, Adfimplieem me-sam , & pauperes cibos redaRoi, ton*ualuifse. Dotiere vai per tanco lamen-tanti , & effere impazlente, mentreehe per Ia pouerta d J un poco cibo, ue-nc uengono tante ricchezze , e tantibcni,e dei corpo,c dell’animo 4 .
E si come dimostrammonellaLez- Czione 58.fopra Giona Profera, 1’asti-nenza e causa d’innumerabili beni, edclla salute: co»i per l'opposto,Iagolse origine di rutri i tnali-Di modo, chcS.Tommaso,disputando selagolafia'I ntasli.no de’peccati , risolue, checaj.1.4 14s,parte efftBus consequentis vitium gula *r»J,habet quondam magnitudinem , truquantum ex ea occafionanwr dtuersapeccata. Oh cite strada spaziosa, ohehe ampla porca ellae, per cui encra-no i vizi nell’anima’ Per lei entrafiammadellc libidini, perlet Iastoli-ditä dell’ingegnOjper Ici 1‘offuscaziondclla mente, per lei il fuoco dell’ira»e delle quistioni , per lei la pigriziaal ben fare: c per lei 1’auarizia,perchccomanda non si sprnda in akro , chcper suo sei u zio: per lei s’acccndonole fiarnme deü’inuidia , e dell’odio,in-uidiandosi chi possiede, odiandosi chinon fomenta i (uoi gusti,per lei la su-perbia,quando non ha men göfiatoflcorpo di delibati cibi , chcl’animoil*ambizione , ecrcdendoßd'efserpiuchehuonto , in superbi ice pafcendosiquasi d‘ambrosia, e di nectare. In ef-fecto da bando a tuete le virtu sceon-doildettato comune: penter plenusdicit virtutibus valete .
O golosi miserabili, quanto sarestcpiti temperati,c continenti,se applica«ste‘l pensieroaila morte! A voi pariaS. Basilioil Magno: Ignoras te perimmodicam saturitatem,crassum tibi Ho.lkx.ipfi vermem tortorem praparore 1 O vor.chc 6uon pasto voi apparecchiate peri vermint ? A quel conulto preparatevoi üeffo per cibo, efotsi il tempodella cena e vicino, e per certo non_*puö effer ntolto lontatto , perchc lauita e breue, & i conuiuanti affamtei,
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