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DISCORSO.
diſsimi peſi;& onde pendano gli effetti potentifsimi di
quelle; dalle quali vengono offeſe,& difeſe le muradelle fortezze, e delle Città. Tutte queſte ſono ſubalter-nate alle Mathematiche, percioche, le bene il ſuggettotiſico, ſono dimoſtrate per forza di ragioni Mathe ma-tiche: la onde Mathematiche ſono, in quanto la dimo-ſtratione; e naturale, in quanto s aſpetta al ſuggetto, co-me inſegnò beniſsimo il Filoſofo nelli poſteriori R eſolu-torij; e nel principio de Mechanici. Noi, laſciate da par-
te l altre ſubalternate, ragioneremo delle Mechaniche, e
di queſte non abbraccieremo tutto il genere, ma diſcorreremo ſolo di quella parte di lui, che ſi diſtende intorno al-le Machine Se mouenti. I Greci diedero il nome à que-ſte di Automati, Automatopijtici, Auiocineti, che tantoſuona, quanto ſe tu diceſsi ſpontanee, cioè che per ſeſteſſe operano,& ſi muouono;& di queſta natura ſonoquelle di Herone, che noi traduciamo, e quelle anco-ra che, mediante i contrapeſi, ci diuidono il tempo.Egli è da credere, che quei primi inuentori di queſti artenci ſi poneſſero auanti à gli occhi quella naturale,& inter-na propenſità che hanno i corpi graui di ſcenderc al centroda ſe ſteſsi. cioè ſenza biſogno di aiuto eſterno, e di quis imaginaſſero di potere, col mezo loro, dar il moto adalcuna altra coſa, perciò che di qui ſolo dipende tutta laforza di queſti artificij; ouero affiſſaſſero l’animo, comepare che tenga il Filoſofo nelprincipio delle ſue Mecha-niche, alla marauiglioſa natura del cerchio. Nelle hiſto-rie ſacre non mi ſouuiene, che ſi faccia mentione di coſa,mediante laquale poſſa affermarſi, che in quegli antichiſ-ſimi tempi foſſe diſcoperta queſt arte; percioche, ſe be-ne fi legge di quell antichiſsimo inuentore dell arte delſerro, e dell induſtria grandiſsima di lui, non a,. peròmne