SEZIONE VI
ARTICGLO XXVIII.
.Eccoci ad ua’ importante cognizione che ad un architetto deveessere famigliarissima, afiinche le opere di legno come arma-ture, impalcature e machine qualunque, riescano stabili e diun felice successo per quanto e in suo potere $ mentre ai casifortuiti di fuoco, acqua turbini e simili niuno puö rispondere.Ben spesso ardono fabriche, si marciscono dalle acque le mac-chine, si spezzano dai turbini i piü grossi e robusti alberi dinavi, e niuno che abbia buon senso ne incolpa il fabricatore.
Nelle opere qualunque siasi deve l 5 architetto ordinäre laqualitä del legname adattata alPuso, giacche in alcune lavora-zioni e necessario un legno dolce, nelle altre alPopposto unlegno tenace, in altre un legno elastico, e cosi via discorrendoper tutte le piü piccole parti di un edifizio che lo compongono;e che s ’ impiega nelle varie macchine necessarie alla costruzioneed a tanti altri usi.
Principiero dunque dal darvi una nozione delle qualitarispettive dei legnami che sono in uso qui in Roma e che s ? im-piegano con ragione alle varie lavorazioni.
Bisogna premettere che non basta sciegliere la qualitaconveniente del legname, che a queste varie lavorazioni e adat-tato, ma specialmente sciegliere il migliore, poiche di una•stessa qualith di legname ve ne e del buono, del mediocre edel pessimo, come sono tutti i vegetabili; per esempio fra lefrutta la pera spadona si ritiene per un frutto di buon sapore esano pel nudrimento 5 ebbene tutte le pera spadone sono egual-mente buone ? cosi del pari accade in tutte le cose, vale a direche-non debba preferirsi Puna alPaltra,ma sciegliere di quellaspecie il buono, se si vuole che il risultato sia felice.