Band 
Vol. I.
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Con qnesti ferri si aprirk tanto, e si abbasserk in mo-do che Ia scea scorra nel pavimento sterrato con della cene-re; ed un riparo attorno della stessa terra, che racchiuda lascea a formare un lastrone lungo sette o Otto palmi, largodue, grosso un mezzo palmo o piü, sino che colia praticail fornaciaro si avveda non esservi piü scea, nel forno, allorasi chiude questo forarae colla creta, come si fece coll’altro,e con una o piü mazze grosse, si rompe in piü pezzi il la-strone, e con delli rastelli, chiamati granchi, costruiti, comeosserverete alla fig. 2 di questa tavola, si tireranno con arga-nelio nell’acqua per raffreddarli, e quindi riporli al magaz-zeno per passarli poi ai lavori della ferriera.

Qnesti granchi saranno lnnghi circa palmi dieci, e pe-seranno circa libre cento. Dalla parte opposta della forcina visark un occhio, dove si pone il rampino a pie’ della catenaper portarlo nel ricettacolo dell’acqua ivi prossimo come sidisse.

Se col ferro fuso si volesse gettare qualche oggetto, per ilquäle si faranno le forme in piü modi, come si vedra in ap-presso, si avranno dei sgomarelli assortiti, di ferro, della fi-gura e forma, come sono disegnati alla fig. 5, i piü lunghisaranno di palmi sei, e la coccia della cocchiara sark di cir-ca un palmo ed un terzo, perche il ferro fuso non vi si at-tacchi, si imbratteranno nella creta, ossia terra cavallina stem-perata con acqua, e poi bene asciugati, e cotta sopra le formauna crostata, che per quanto si arroventino la Scea, ossia fer-ro fuso non vi si attacca . Si prendono questi gran sgoma-relli colle solite saccoccie bagnate nelle mani, e dal foramede! forno , si estrae il ferro fuso , e si trasporta alla formadell’ogelto, ponendo uno sgomarello piü grande fermo a ri-cevere uno appresso all’ alto il ferro fuso, e da quello di ma-no e sopra tutto senza interruzione si scola dentro la formasino che sia piena ; questa lavorazione ha bisogno di moltaprestezza, perche il ferro fuso non perda la sua scioltezza ,e nel medesimo tempo molta attenzione dei lavoranti, a nonversare dalli sgomarelli quel liquore, che cadendo in terrasi spande, come tante grane, le quali dove toccano, brucia-no, e pongono disordine alla lavorazione.