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Tomo I.
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G lI » S E TT X,

Cav. Avrei ben caro di sapere qual sia cote-sto paese, e comesi chiamin cocesti uccelli.Stento però a credere, che.

Cont. La cosa è piò che certa. Questo pae-se è appunto il nostro, e questi animali sonoglinsetti, i quali abbiam tuttol sortogliocchi.

Cav. Che cosa ? Forfè le mosche, sbruchi,ie vespe le pecchie?

Cont. Per lappunto.

Cav. Ditemi, se Dio vajuti, che metamor-fosi sarà la loro?

Cont. Cotesti insetti, con altri molti, nel-lo sbucare daliuovo , non sono altro, che ver-micciuoli, parte senza gambe, e parte con es-se. Quelli, che ne son privi, stanno allaspet-todegenitori, i quali li prendon pensiero diportar loro il mangiare, odi collocarli in talsito, che li fornisca senza loro disagio del biso-gnevole per nutrirsi. Quelli poi, che hannogambe, vanno di per a procacciarsi il suovitto su per le foglie dellalbero acconcio adalimentarli; ed è appunto quello, su cui lamadre gli ha collocati. Singrossano in brevetempo ad occhi veggenti. Moltissimi mutanla pelle, e incorai guisa ringiovaniscono, com-parendo cinque o sei volte rivestiti da capo aStato piedi di nuovo. Dopo di che tutti quanti (vidimezzo sovvenga però, chio parlo di quelli, che sondeglin- soggetti a cangiarsi) tutti, dico, passano perletn * uno stato di mezzo, che è quel di ninfa, ocrisalide . Questi son due nomi diversi , chevagliene ad esprimere quasi quasi la medesimacosa; ma sarà bene, chio ve ne facciala spie-gazione. Il vermicciuolo in capo a un certo

rem-