Dialogo Terzo. 6 5
geme da’ due forami, prende da esli la forma,e s’allunga in due fila, che perdono in un bale-no la liquidezza naturale dei vischio , ond’el-le fono formate, ed acquistano tanta forza dapoter sostenere per aria , ed anche fasciar stam-inale a suo tempo. Egli non s’inganna mai mainello squadrar l’apertura più o meno grande,ch’ei deve dare alla sua trafila, e la grossezza ,che debbe avere il suo filo. Gli dà sempre unaforza proporzionata alla gravità del suo cor-po. ( a ) Accozza , ed unisce insieme questidue fili, incollandoli insieme colle sue zampedinanzi ; e giunta l’ora di dover formare il suobozzolo, adopra le dita, onde le dette zampeanteriori sono fornite ; e con esse torce, ed in-colla le sopraccennate due fila insieme, ed at-tacca or da questa, ed or da quella banda la se-ta. Vi confesso d’essermi più e più volte ferma-to a contemplare la graziosa attitudine, concui egli fila, siccome ancora l’ingegnoso artifi-2Ì0, che in tutta quanta la di lui manifatturacampeggia.
Sarei pur curioso di sapere, come si faccia laseparazione, o division della gomma , ondequel filo si forma, da’sughi, onde 1’ animallinutrisce. E' molto probabile, che in ordinea ciò «'osservi lo stesso metodo, che fi ravvisanelle separazioni, o distillamenti d’alcuni u-moridel corpo umano. Non son lontano dalcredere, che quel lungo sacchetto del filugel-lo, di cui abbiam poc’anzi parlato , abbia allabocca delle glandulette , le quali essendo fin daprincipio tutte inzuppate ai gomma , lascintrapelare nel medesimo sacco quanto ritrovasinelle foglie del gelso, che sia omogeneo allaTom, I. E pre-
I FILU-GELLI .
(a) Lce-we n li oe learcan,nat.tom.Z- epitt.146.