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Dìaiogo Quinto. ìi$
volendo ascoltare i dettami della ragione, cheil persuadono al bene . S’arroge a questo , che 5la golosità delle vespe è in qualche modo scusa-bile v attesa la necessità* in cui si trovano diprovvedere incessantemente a’bisogni dellalor numerosa famiglia . Distribuiscono poi gli Allievialimenti con un ordine maraviglioso . Questa àlle Vs-incumbenzas’aspetta alle madri; elebardot- 'te alcune volte accorrono in loro aiuto, pri-mieramente si trova nel sondo d'ogni cellettaun piccolo uovo, con certa materia viscosa,ché ve lo tiene attaccato * affinchè non postaandar giù; Vi si vede di quando in quando en-trar dentro la madre * la quale probabilmentevi porta un dolce calore, perché il pulcino nesbuchi suora. Dâ quest’uovo nàsce un vermet- Vermet-to* che vien nutrito cori gran premura, e a ti , chepoco a poco diventa un verme grosso * e paftu- scappanto, sicché riempie colla sua rotonda corpora- àratura tutta là cella. Là madre dopo aver rice- v *voto j e fatto in pezzi l’aiimento apprestatole j a Ve-dall’operaie * lo vâ dispensando di cella in cel- spa .laatucti i suoi parti, egl’imbocca di mano itimano â un per uno senza parzialità; se nonche lo distribuisce con più frequenza a' pist{rossi , da cui debbono generarsi i maschi, eie femmine. Arrovesciate il vespaio, e dateun’occhiata aH’irnboccaturâ di queste cellette .
Che cosa vi scorgete ?
Cav. Vi vedo di que’grossi vérmetti, di cuimi faceste pur ora menzione. Eccone là uno,che apre la bocca, ecfede, che il mio dito siasua madre.
Prior. Poveretto ! E' stato da ieri in quasenza mangiare ; deve avere gran fame.
H z Cav.