ii 6 Gi’Insetti;
<pP VE * Cav. Ma vedo là una moltitudine di celluz-
SF ' ze tutte quante serrate.
te ninfe Prior. Adesso vi renderò conto di questo fat-to, Tutte queste bestiuole cessano, in capo aun certo tempo, di dar aggravio alla madre.'restano di mangiare ; non accettan piò niente;e cominciano fin da allora a filare colla sua boc-ca una seta finissima, appiccando il di lei ban-dolo sulliminare della celluzza. Portano poila testa ora di qua, e ora di là, ed attaccano invarj siti il predetto filo, del quale ( allungan-dosi loro dietro nel passare, e ripassare da unaparte ali'altra) formano una teletta, che fer-ve alla porta della celluzza come di chiusura.Rinchiuse adunque nella maniera, eh’ io v’homostrata , fi disfanno della lor pelle ; il vermic-duolo si secca; la di lui spoglia cade nel fon-do, e resta una candida ninfa, Ja qual distrigaa poco a poco le zampe, e lali, ed acquistainsensibilmente il colore , e la forma d' unavespa perfetta . Rompete qualcuna di questebussole , voi troverete quincentro la dettaninfa come fasciata, senza scoprire , che lametà delle tenere membra d’un animale disfi-gurato. Egli si fortifica ad ora adora dentroaquellgcustodia, che lo ripara da ogni perico-lo , fin tanto che, sprigionandosi le sue zam-pe , trafora la teletta che il tien rinchiuso.Rompiamo il fondo d una di quesl’ ultime tor-te. Tenete: Eccovi qua un di que'vermi can-giati in ninfa.
Cav. O questa si, eh’è una figura graziosa!Chi non riderebbe, a veder quel mento sportoin fuori ? quella schiena incurvata ? quellezampe congiunte insieme ?
Trior.