Dialogo Quinto. 117
Prior. Vi son degl’insetti, che recano in que-sto (tato di ninfa degli anni intieri. Ma la ve-spa appena vi sta dodici ,0 al più quindici gior-ni : dopodiché, sentendoli corredata di tut-to’l bisogno , schianta di per sè la chiusuradella sua cella ; ed allora voi la vedete spuntarfuori con usi corno; poi coll'altro; successi-vamente con una zampa; e quindi colla te-sta . Il corpo finalmente allarga la buca , ela vespa scappa suora tutta compiuta, asciu-gandoli le piccole alette ancor umide , conistribbiarsèle più e più volte colle sue zampe didietro. Dopo di che spicca ali’improvviso ilsuo volo , e se ne va a foraggiare in campa-gna d’ accordo coll' altre , imitandole fin daallora , e nella destrezza , e nella mali-gnità .
Cav. Come , Signore ? fan tutto questo ,senza averavuta nessuna lezione?
Prior. Nessuna adatto. Non sì tosto le bar-dotte si sono sviluppate dalla ninfa, che li met-tono a foraggiare : appena i maschi li sono spri-gionati dalla sua, che dopo un breve trastul-lo, se ne vanno a far corte alla loro Regina:equandole femmine sono uscite suora del lorritiro, comincian subito ad accudire a*mini-steri domestici -
Cav. Mi pare, che appresso questa nazionelà condizion delle madri sia molto felice : lad-dove quella delle bardotto mi muove a pietà .Le meschine, oltre ali’avere l'aggravio degliaffari di caia, portano ancora il maggior pesodel lavorìo.
Prìor. £' vero , che le madri son ben pa-sciute tutti i buoni bocconi son riserbati perH 3 loro,
LE VE-SPE.
La Ve-spa no-vella .