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Tomo I.
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139
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Dialogo Sesto. 139

le. Ma non voglio interromper la storia dell DEAPs.api.

Prior. Allorché le nostre pecchie novellehan preso 1 ambio, si vedono andar intornoronzando lungo tempo per laria, per procac-ciarsi un comodo albergo, dove stanziare, at-taccandosi tal volta al tronco dun albero, o aduna rama, a guisa duna ciocca duva, chependa dalla sua vite. Mi giova il credere, cheîi eleggano fra di loro alcune deputate , lequali abbiano lincombenza dandar a farlascoperta per lo paese, e che trovando qualchebuca spaziosa, o qualche albero spaccato, oI veramente una paniera apparecchiata da i con-! ladini, che han l'avvertenza di presentarla, loro davanti, dopo averla ben ben fregata contimo, con sermollino, e con altrerbe odo-| rose , ne faccian tosto la relazione alla loroRegina ; ella allora, o sulla loro asserzione ,

0 con chiarirsene cogli occhi proprj, si mettesubito in marcia; il grappolo si distacca tuttodair albero, e le va dietro. La Regina sin-sinua nella predetta apertura, prende il pos-sesso del posto, e vi saccasa con tutti i suoisudditi. Ho veduto più duna volta , che îcontadini, per avvertirle, che v'ha un al bergobelfe ammannito, ove potersi ricoverare, suo-nano un campanaccio, o battono qualche ferrosur una catinella di rame. A cosi fatto fracassorestano tutte quante sospese, arrestano per unmomento il lor volo, e forse credono, chequello sia un tuono, foriero dunimminentetempesta. Comunque ciò sia , in quel fran-gente , statinosi sospese , ed immobili per lominore, cui sentono, ed osservan più atten-ta-