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Tomo I.
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140 d t ì N S È T T liLE API. tamente il ricetto, che lor li appresta: WS ,han piacere desser invitate ad entrarvi per ,mezzo di qualche leggier scotimento , co- cme che alcune volte vi li ricoverino nata- 7Talmente senz altri inviti . Allora colui, tche lor presenta il paniere, lo solleva ada- egio adagio da terra, ed esse li lasciano por- 'tar via senza scomporli. Poscia li pianta il ^paniere sur un bugno, o cassetta formata di rvarie tavole lisce, e congegnate in berne a vmodo di doghe, ovvero sur uno scanno diterra, accioche glinsetti, ed i vapori, chetramanda la terra, non possano avervi iin- |,gresso. Si lascia un piccol pertugio nel son- jjdo dellaccennato paniere, e senza torli al- ftra briga, rimette nel loro arbitrio Taf- cserrarvi!! > comelle vogliono Quel, che poi : tsegue dentro, è più cibo del Signor Con- | rte, che mio i c

Conp. Rispetto al lavorìo delle pecchie, liposson considerare tre cose ; la materia * che ule mede» adoprano per fabbricare , il fi- tlne , a cui e diretta la loro fabbrica , e la ma- j,niera , con cui eseguiscono lun e 1 altro, q(a) M. («) La materia, di cui li servono, hon è cMaraldi.altro, che vischio, e cera, e la ricavano da > pvarie sorte di fiori. Il fine, a cui è diretta §la loro fabbrica , è il ricovero di meddì- rme, e della lor prole. Quanto poi alla ma- §mera, con cui 1 eseguiscono t qui confile vuna parte della loro politica. Io non soia pche linguaggio fi parli appresso deliapi. Soleene, cheile sintendono fra di loro, e con-trattano inbeme. Allorché fi principioal- ala fabbrica del melario, divìdono in quat> p,

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