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Tomo I.
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141
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Dialogo Sesto. 141

tro classi : parte vanno a cercare in campagna imateriali per leciificio, parte li mettono inopera, e digrossano tutto il lavoro, abboz-zando il fondo ^e le porte delle cellette ; e par-te ripuliscono il tutto , visitano, e riformanogli angoli, ne levan via la cera soperchia, eperfezionano 1 opera . L ultime portan dasciolvere alloperaie , perché a loro non è per-messo d'abba ridonare il lavoro. A quelle, chevanno in campagna , non li nulla da man-giare: si suppone, ehesse piglino il tratto in-nanzi ; ma tampoco a queir altre, che ab-bozzano le cellette. Per verità lopera di co-lloro è penosa. Sono obbligate a spianare, astendere, a tagliare , ed a manipolare la ceracolle mascelle ; ma quelle , che portano un co-iai peso, hann o! dine, o permissione di deliste-re dal lavoro a buonora. Vanno poi a procac-ciarli il suo vitto in campagna, e ti diss tacea-no da un impiego laborioso , per prenderneun altro di molto minore fatica.Quelle,che fot-tentrano nelle 1 or veci, passano e ripassano col-la lor bocca, pólle zampe, e colle natiche tuttaquanta la fabbrica,nè cessan di ricominciare dacapo questo stesso lavoro fin tantoché tutta lo-peranoné ben pulita, e ridotta allulcìma per-fezione . E siccome questultime han bisogno diristorarsi di quando in quando col cibo, pos-sono in questo mentre tralasciare il lavoro,cosivene fono dellaltre, che stan pronte per ap-prestargliele,quantunque volte il dimandano.

Cav. L'avete forse vedute a servirle ?

Cont. L ho vedute benestimo. Si parlanoa cenni. La lavorante, che ha fame, abbas-sala tromba dinanzi alla dispenliera, e àn

ciò

LE API.