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Tomo I.
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145
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Dialogo Q.u into. 145

Cent. In tal emergente, sapete voi a qualpartito sappigiiano !'->pi ? Fân servire scambie-volmente a un altro officiò le celle ; alloganoiparti, dove ponevano il mele, e pongono ilmele , ove allogavano i parti. Tal è il senti-mento di alcuni osservatori. Io però non venesolicurtà. Peraltro-, voi ben vedete, chelapi son brave artefici ; onde potete credere,che elle sapranno , a un bisogno, levare il su-perfluo; come che non possa negarli, che intermine di sei, o settanni le celle comincinoaefler anguste, e che tutta quanta la fabbricavada a male. Fin ora, Cavaliere mio caro,v ho fatto vedere quanto perite fieno le pec-; chie nell arte del fabbricare . Fa duopo ades-so, informarvi della loro economia ; e diver-tire i nostri occhi in tutto ciò , che concentoI ilmagazzin della cera, e del mele, la di cuimanipolazione, ed uso vi riescirannougual-mente sgradevoli. Primieramente.

Cav. Oimè! Signore, non vèpiù speran-za di proseguire. Ecco cinque, o sei caccia-tori, che smontano nel cortile; ed ecco ,

che i lor cavalli son già guidati alle stal-le.

C ontef. Non ci prendiam tanta prescia ,. Vedo, che que'Signori fi fanno cavarjgli stivali ; manderanno a avvisarci . Il Si*gnor Priore ci ha mostrati i migliacci, e rut-ila ciò , che in efifi fi conteneva ; ma non ci ha! fatto vedere quel, che tiene riposto in quellaicarta. Vediamolo un poco.

Prior. Voi già conoscete le celle, doveteipecchie allogano i lor figliuoli : siete ancoraiinformati demagazzini, in cui ripongono il, Tom. I. K mele:

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