Dialogo Settimo. 151
tiene ali’ alto del bugno. Colà effe piantanoun suolo di colla, su cui attaccano le prime cel-le de’ loro favi. Proseguon poi Po pera scenden-do sempre allo’ngiù, e dilatandoli fin tantoche trovano spazio da poterli allargare. I Fa-vi sono spartiti in tre rioni. In uno rìliedon gliallievi, nel!'altro i magazzini, ove li conser-va per le occorrenze la cera, nel terzo le di-spense , ove li ripone il mele pel verno.
Quanto agli allievi, non ho niente di parti-colare da dirvi. Usano appresso a poco lo stessso stil delle vespe. Appena il vermetto è uscitofuori dell’uovo, che la madre lo va ad ora adora imboccando di mele. Passati .feci, o do-deci giorni, ( in capo al qual tempo ti suol tro-vare ristucco) un'ape vecchia gli va a serrarelacella con una portiera di cera. Il verme, alsolito, fi rilecca là dentro; e Pape novella,che slava in esso racchiusa, prende a poco apoco vigore in quello stato di ninfa, e quivialcun tempo dimora senza far nulla. Di là a15. giorni rompe la sua portiera , e dopo a-ver bene asciutte le sue ali , se ne va a de-predare su’ fiori , sapendo far fin dall’ ora ilsuo mestiéro.
Rispetto alla fabbrica della cera , il Si-gnor Conte , che n’ è informato assai me-glio di me , potrà più agevolmente mo-strarvela.
Cont. Perdio vero , mison dilettato intim-ilo particolare di farvi sopra una diligenteMenzione . La cera è per Papi un assegnamen-to poco men necessario del mele . Con essa lifabbricano il proprio alloggio; e con essa co-pron gli alveoli delle ninfe ; e con essa smal-li. 4 men-
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