Dialogo Settimo; IZZ
no intorno alle proprie zampe la cera; e tante LE API.volte tornan su’fiori a raccorne, quanteabbi-sognano per far un carico giusto ; il qual com-piuto, fi portano senza dimora ali’albergo.
Due uomini in un’intera giornata non son ca-paci di raunare il peso di due lenti di cera; edue lenti di cera sono il carico consueto, cheseco porta in un sol viaggio una pecchia. Lesomiere, allorché tornano di campagna, tro-van subito , chi le soccorre . Imperciocché ven’ ha di quelle j che già le stanno aspettando al-la porta, e appena arrivate , le aiutano a di-scaricare la soma > scuotono loro le zampe, efan cadere dall’una , e dalf altra banda le bal-le. Esse allora tornan di posta in campagna ie li procacciano un nuovo bottino. Ma quel-le, che accorsero in loroaiuto, 8' addossan lasoma già scaricata, e vanno a portarla nel ma-gazzino. Vero é ,che alcune volte mi son im-battuto a vedere, che quelle medesime, chetornavan col carico ali'alveare, portavan daper se stesse la cera dentro una cella, ed acco-sciandosi colle zampe di dietro , facevanosdrucciolar a basso la soma con quelle di mez-zo. Ma questa dev’ essere un’ opera di supere-rogazione, a cui nessuna legge le astrigne . Lebaile della cera già scaricata restan per pochimomenti in quella celletta; conciosiachè so-praggiungono nuove api , le quali han l'in-cuto beo za d’impastarla, e indurirla, e dopoaverla spianata , e ridotta colle zampe in tan-te schiacciate, l’affàldellano tutte quante I’unasul!'altra. E questa è la cera rozza, che sì co-nosce benissimo essere stata raccolta da fiori divarie spezie, per la diversità de’eoiori, chesi ravvisano in ogni falda. In capo a un certo
tem-