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Diaiogo Settimo, 155
gno , che in tutte queste fatture vado ammi-rando, sta più fittizio, che vero.
Cont. Ho attribuito poc’anzi quel parlamen-to alle pecchie per un certo trasporto di gioia ,che m'ha rapito fuor di me stesso. Ma, real-mente parlando, quella sapienza, che le ha[ create, le induce a fare per la propria conser-, razione di quelle cose, che meglio assestatei non potrebbono essere , se queste destinole tof-serdotate d’intendimento. Quanto al rispar-mio, eh’io vi diceva, m’impegno di farvelovedere cogli occhi propri, ogni volta che voivorrete,
Cav. E’l mese, non mi volete dir, che cos’è, e come fanno a raccorlo >
Cont. Credevasi anticamente, che il mele: solfe una distillazione dell’aria, ovvero una(rugiada, che cadesse su’fiori dal Cielo, quasiche questa rugiada avesse un orditi precisi diposarsi appunto su’fiori, e non altrove. Maalla per fin s’è scoperto, che la rugiada, eia1 pioggia son contrarissime al mele; che lo fanliquefare ; e che tolgono ali’ api il modo di ri-trovarne. Il mele è più tosto un distillamen-to, o traspirazione di quanto v’ha di più sotti-le, e di più dilicato nel sen delle piante; ili qual dislillamento, trasudando pe’ pori dellemedesime, si va a condensare su’ fiori : e sicco-me tutti i pori sono comunemente più aperti,quando fa caldo, che in altri tempi, così nonfi vede mai tanta abbondanza di fugo viscoso,e vermiglio su’fiori, nè tanto ardore, e fe-steggiamento nell’api, quanto allorquando ilSole più scotta. Suppongo però , che le stagio-ni sian temperate : altramente le piogge ecces-sive
LEAPIQ.