Gl’ Insett i.
LE API. si V e disperderebbono i migliori sali della ter-ra , ne dilaverebbono il sugo piùpuro ; e la so-verchia liceità impedirebbe , che il detto sugonon ìlcoi reste dentro le piante .
Cav. Ora che noi sappiamo , che cosa è ilmele, mi pare , che ti potrebbe benissimo an-darlo a prender su’ fiori da per noi stesti.
Cont. Perché nò? La cosa è fattibile. Nonvi mane’altro che un ordigno. Via, SignorCavaliere, mettetevi ali’opera : fatevi unatromba. Già sapete, come son fatte. Ieri vene mostrai due.
Cav. Ben mi sta. Con questa mia riflessionemi son meritato di farmi benissimo cuculiare.Dovea piuttosto addimandarvi, se le pecchiesi contentano soltanto di succhiare il mele de’fiori, e poi portarlo nel magazzino, o vera-mente se manipolando il sugo de’fiori a modoloro, e sì lo convertono in mele ?
Tnor. Io pe me son di parere, che Tape nonpresti al mele una modificazione diversa colmanipolarlo : credo , eh’ ella raccolga conmolta dilicatezza quel prezioso giulebbe perappunto come la natura lo dà ; che ne riempiala sua fiaschetta, e poi lo vada a votare nellebottiglie della sua canova.
Cont. Io pure son della vostra opinione ; nèho mai veduto , ( come pretende Virgilio) chelo condensi con artifizio, allor eh’ egli è trop-po liquido. Nondico, che, col riceverlo incorpo, non posta depurarlo, e dargli una mag-gior confi sten za : ma tutto ciò, che ho osiér-vato a proposito del mele, fi riduce poi qua :che l’apilo succiano colla tromba, che giun-te al quartiere lo votano dentro a’ favi destina-ti
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