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Tomo I.
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157
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Dialogo Settimo. 157

tiaquestuso; e che delle cellette già piene, LEAPr,parte ne turano colla cera, per servirsene nelor bisogni linverno, e parte ne lasciano belie sturate, donde ciascuna sene va a prendereil suo bisogno per ristorarli, con una parsìmo-nia esemplare.

Cav. In verità, vha più regola frale api,che fra noi.

Prior. Capperi / L alveare è una scuola,dove avrebbon bisogno d andar a impararemolte persone. Quivi si ravvisa la prudenza,lindustria, la carità verso il prossimo, lamor1 del ben pubblico, la voglia di lavorare ; ed in| breve, tutte quante le virtù. Dirò di più: vili leggono , e vi sinsegnano.

1 Cont. Ciò, che mi fa più impressione , in1 ordine a queste beffinole , stèli vedere fra lo-j ro uno spirito di società , per cui vengono a[ormare un corpo politico , perfettamente con-corde , e felice . Mirate uno sciame di pec-chie, ed osservate su qual sistema ciascuna dieffe si regoli nelloperare. Turtefaricano pel|comun bene , tutte osservano fedelmente le(leggi, e gli statuti della propria comunità .

Non v'è alcun fine particolare , non distin-zioni , non privilegi, eccetto quelli, che lanatura, o la necessità deloro piccoli pargo-1 letti vha sagacemente introdotti. Non le ve-dete mai malcontente della lor condizione,non afflitte per dover abbandonare il nido na-tio , non malinconiche per trovarsi soggette, oj prive dogni sussidio. Anzi si stimano perfetta-| mente libere, e ricche: e realmente lo sono.

bene ,chelle son libere ; mentre non dipen-dono, che dalie leggi: e, che fon ricche;

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