Dialogo Settimo. 161
vorare. Portano delia terra nel oidio , perfortificare con ella le salde della cera, on-d'è composta la volta; spianan la detta ter-ra ; e poi la distendono, camminando sem-pre allo’ndietro. Circa alla manifattura del-la cera , non se n’ impacciano, se non ivecchi : i giovani servono loro soltanto inqualità di manovali.
Cav. I calabroni hann’eglino il loro Re,o Regina, come le pecchie ?
Prior. Io certamente ho veduto fra' miei(e ciò non una volta, ma mille) un ca labro-1 ne molto più grostò degli altri, tutto spennac-j chiaro, c pelato . Egli era nudo , come unuccel senza piume; e nero, quanto una pie-na lavagna, o quanto un ebano ben brunito.Ho notato, che questo Re andava a visitare dil tempo in tempo i lavori ; entrava per tutte lecelle; e parea, che squadrasse, ed esaminas-se, se le cose soster disposte a dovere.
Cont. Signore,, non so se abbiate ben pon-derato un tal punto : ma dubito fortemen-te, che questo vostro Re non sia piuttostoi una Regina; e che le sue visite delle cellet-te non tendano a deporvi delle uova.
Prior. Vi consesso ingenuamente di nonaver fatto un esame più , che superficiale,su questo articolo. Voi siete molto più esat-to, e più accurato in tutte le vostre cose dime. Pure proseguirò a raccontarvi quel, cheme parso di aver veduto, A voi s’aspetta emen-dare ciò, che potrebbe far prendere qualcheabbaglio al nostro Signor Cavaliere . Ogni, volta, che questo Re comparisce pubblicamen-te, i calabroni novelli , che s'incontrano a! Tom. I. L veder-
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