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Dialogo Settimo. 16*5
'Trior-, Bisogna , che siano insorte delle granturbolènze in quella comunità. Il numero de-gli abitanti da allora inquà è andato semprescemando. serial tro seguì, o una guerra, oper lo meno una fierissima mischia. Dn cala-brone più arrisicato degli altri vi lasciò late-la. Lo vidi uscir suora decapitato , e corrertuttavia sotto la volea, dove ha indugiato amorire sin aquest’oggii Nonv’è più regola;non il solito segno del mattino ; non sentinel-la; non lavoro con ordine .
Cav, Per questa volta risparmieremole la-crime. Quel bastardo decapitato pe’suoi mi-sfatti è per me un oggetto godibile.
Trior, Ella è spedita pe’ miei calabroni. Te-mo, che non ve ne sia per restare nessuno. Se’lSignor Conte mi vuol concedere per un’ora,odue il nostro Cavaliere, gli mostrerò la strut-tura del oidio.
Cont. Fate piuttosto una cosa. Se vedete,che non vi siano più pungiglioni da temere , di-staccatelo di dov’egli è, mandatemelo qua:0 veramente cediamolo tutti due al Signor Ca-; valiere. Potrà fornire con esso il suo gabinet-to, e accompagnarlo col suo vespaio.
Comes Signori, non mi chiamo mica bensoddisfatta, vedete. E' vero, che ne avetemostrata l’industria dell’api ; ma non ci avetebastevolmente informati dell'ufo, che far dob-biamo del lor lavoro . Signor Priore, a quan-to può ascendere il frutto annuo , che da lor siI ricava ?
I Prior. Un cofano di pécchie, ( quando lestagioni van regolate) può buttare una dop-pia, e più di guadagno i Se per ventura se ne; L z rica-
LE API.