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tÉAPÎ. ricavan due sciami'," Tanno avvenire raddop-pia il frutto •• ( non ostante che fi faccian mori-Quanto re le prime pecchie col zolfo , affine di ritrar-frutto si la cera, ed il mele. ) Tastati i sette anni, nonannual- h fanno per lo più-lavorare ; conciolìacosacheinente la Vecchiaia Io infievolisce , e la lor fabbricatiàll’api i divien soggetta alle tignuole, ed a’vermini,che trovan finalmente la gretola , per insi-nuarsi dentro ie pelli, onde le pareti delie lo-ro cellette sono addobbate. Tralascio poi difar quì’tm minuto racconto della maniera,con cui si restaurano gli alvear!. Queste soncose, che da qualsisia minimo giardiniere lìposson sapere, ed il rozzo abituro del buonLiebaux sta alla requisizione di tutti.
Non v’ ha parimente chi oggimai non sia in-formato delle fatture infinite, a cui serve lacera, si quella, eh’è vergine, ( cioè a diretal quale raccogliefi dalTalveare) sì quella,chèli è lavata, macerata , e imbianchita,conesporla prima alla rugiada, e poi al Sole. Sene fa, non solamente delle torce, delle can-dele , de’moccolini, delle figure, e mille al-tre cose già note, ma impiegasi ancora nelleoperazioni anatomiche , dove , imitandonliperfettamente la natura, si risparmia a tutticoloro , che non han bisogno di farvi sopra unostudio profondo, T orrore, che inspira T aspet-to d’un cadavere, o d’un carname, che si mar-cisce.
Il mele limele, che fi raccoglie da’ terreni più gras-più dili* si, non è il migliore. Visorio certe terre ma-eato. gristìme, le di cui frutta, salvaticine, polla-mi , e generalmente tutto ciò, che vi fa, rac-chiude urt sugo pisi dilicato, ed un saper piti
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