Dialogo Ottavo. 171
gne, o pallone. Buona parte di loro han di MO*più un vigoroso succhiello, o un pungiglione, CHE *
0una ronca; ed alcune sono anche armate didue fortiffime seghe.
Gli occhi delia mosca, non men di quelli de Oli oe-i scarafaggi, e de’grilli, sono d’una struttura *singolarissima. Ella consiste in due lunette, osemicircoli immobili, che le formano intor-no al capo corona, e son corredati d’unamol-mudine portentosa d’occhietti, 0 specchiet-j ti, che sembrano tante lenti poste in ordinan-1 za su delle linee, che s’incrocicchiano insiemej a foggia di grate. (a) Sotto a questi occhi si (a)Leeu-: ravvisano altrettanti filamenti, o nervi otti-wenhoelcci, quante sono le faccette esteriori : ed alcu-ni bravissimi osservatori pretendon d’averve-^, *ne annoverate parecchie migliaia (b ) per i.z.wà-
banda. Checché ne sia circa al numero, cer-wentitta cosa è, che tutti sono tanti occhietti, in^ìiì.lib.cui ( r ) vengono a restar dipinti gli oggettiper ogni parte, come in altrettanti specchiet-^^ ^ti. Presentandosi innanzi a loro un moccolo Hooc'ke.acceso, vi si scorge l'immagine del medesimo (e) Lesu-raddoppiata infinite volte; ed a misura, chewenhoekla mano dell’osservatore s’alza os’abbassa, si Arcan *vede alzare, e abbassare in ciascun occhio"^* 0 ™*quel lume. PugetOs-
Cav. A che servon tanti occhi ? Vedo pure, servazio-che un’infinità d’animali se la passan benissi-ni.
I mo con due soli.
j Cónt. Gli occhi degli altri animali fi mol-! tiplicano , in certo modo , a voltarsi perogni verso : Ma quei delle mosche non son vo-lubili, né posson vedere, se non gli oggetti, chelì presentano loro dinanzi. Il motivo adun-que,