174 Gì’ Insetti.
5 CHE°" in primo luogo di due seghe guernited’acutis-* lime punte; secondariamente d’un lungo astuc-cio, che serve lor di custodia; in terzo luogodi muscoli, che le sospingono fuor dell’astuc-cio, e di cordicelle, che le ritirano dentro:è finalmente d’una vescica ripiena di certa pol-tiglia, che serve aricidere, ed incavar mag-giormente ciò, che la sega ha principiato atagliare. Così perl’appuntoè formato il suc-chiello di quelle mosche, che traforan le fo-glie della quercia.
Vallifne- 'Quelle poi, eh' han per uso di pugner leri, la mo-scorze de'rosaj, son munite d'un altro fucchiel-scade’ro-lo in tutto in tutto diverso. Egli consiste in un^1- cannellino ben lungo, la di cui cima è ritortacome una ronca, ed è fornita da capo a piedivarie file di denti, o puntereste. La mosca in-tacca a principio costa sua ronca la buccia d’una rama di rosaio. Quindi appoggia il men-tovato cannello armato di denti o punterestesusta medesima intaccatura, e poi girando e ri-girando tutto l’ordigno, trafora per ognintor-no la medesima scorza, e vi forma tante cellet-te, quante sono le puntereste o denti del suocannellino, sì che restan tutte distribuite a duea due lunghesso una linea, che le separa. Permezzo di detto cannello depone ancora uncacchione in ciascheduna celletta: e allorchéil verme, a proporzion del calore, é sbucatodall’uovo, va rosicchiando le foglie del rosaio,e a poco a poco diventa grosso come un brucodi prima nascita. In capo a cinque o sei setti-mane ( dopo di aver cangiato diverse volte lapeste) cessa di mangiare, discende a piè delrosaio, e «'avviluppa dentro un batuffol di fi-lo,