Dialogo Ottavo. 175
lo, cui si va fabbricando maestrevolmente d’ ^intorno. La mosca, che in questo verme rac- S ' B *chiudesi , proccura con molti sforzi di romperla pelle, che l'imprigiona, e a poco a poco neviene a capo. Si lacera dunque la pelle del.ver-me, e si ravvolge, in un colla testa, e colleinteriora omai inutili, a guisa d’un cencio.
La poltiglia, onde la mosca è inondata ( e cheforse l’aiuta a separarsi dal verme) le li seccadintorno, si converte in una spezie di crosta ,odi nicchio, e la mosca par senza vita, e sen-za moto. A misura del caldo, che fa, o restaper breve tempo in quello stato di ninfa, o du-ra a starvi tutto l’inverno . Da questi pochiesempj potete congetturare quai sieno gli ordi-gni di tutte quante le mosche, ei varj stati,per cui sen passano .
La mosca ordinaria, in vece d’ un succhiel-lo proporzionato a forare il legno, non ha al-tro, che un cannellino , per cui depone i suoicacchioni entro il carparne divenuto frollo dalcaldo, e in tutto ciò, che ha del succoso, edel latteo , purché non senta del salso; con-cioflìacosa che 1' acute punte del sale servont più tosto a sbranare i teneri organi de’loro par-j ti, che a nutricarli. Da i cacchioni di queste! mosche spuntan de’vermicciuoli, che si tra-! sformano successivamente in crisalidi, e allaI per fine divengon mosche. Passo sotto silen-zio le conseguenze funeste, che dalla loro ec-cessiva fecondità {continuamente derivano, esol mi basta accennare , che nè le fauci dellione, nè le zanne del lupo, nè tutte le cor-na, ed artigli di quante bestie feroci si tro-vano al mondo, non portano ali’ uomo tan-to