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Tomo terzo.
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I

e >6 LArte del Giardisiero.

presa a trattare una materia , concernente allacampagna.

Prim, Son dalla vostra ancor io : anzi mi gio-va sperare, ehei loro scritti sian per avere lastessa fortuna sinchél mondo sarà mondo :concioflîachè iargomento ivi trattato non èsoggetto nèalle vicende de tempi, alla vo-luilitàde'capricci. Tutti noi altri mortali na-schiam giardinieri. La nostra primaria genera-liffima inclinazione è la cultura de fiorie defrutti. Quanto ali altre cose, chi è dun ge-nio, e chi dun altro.- ma in ordine aliagri-coltura , liamo tutti duno stesso carattere : eperquantole urgenze dell uman vivere, olecomuni bisogne abbian diversificato impie-ghi di ciascheduno , non pertanto non si è per-duto mai il sentimento della nostra primitivacondizione. Luomo, nel bello stato dell in-G elt , Docenza, fu destinato (a) sin dal princìpio15. del mondo a coltivare la terra ; si è potutogiammai scordare di questa sua nobile, ed an-tichissima destinazione : anzi pare, che ognialtro impiego gli dia della soggezione, 0 lodegradi dal primiero suo essere. Quindi è, chese mai può riscattarsi dalla schiavitù dequoti-diani suoi impieghi, e godersi un momento dilibertà, fi sente tosto per una segreta violen-tissima simpatia naturalmente portato a torna-re al suo primitivo mestiere. Il mercante si re-puta fortunato a passar qualche volta dagl im-brogli della mercatura alla coltivazione delsuo giardino. L* artigiano , perché costrettodalla dura necessità a star sempre assiduo al suolavoro, senza partirsi di casa, proccura nonehaltro, di fornire isuoi balconi di qualche

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