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Tomo terzo.
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îoo L*Arte del Gr ardiniero.ra del piacere , che luno e 1 altro presentaa 5 miei occhi ) noti saprei a qual dedue dovestidare la preminenza. Ne rimetto decisionea voi stesso.

Trior. Il giardino, a dir i! vero, a primoaspetto più nel!occhio. Egli, per dir così,vabbacina. Lorto poi non fa tanto strepito:ma il diletto, eh ei porge allo spettatore, è piùlungo, ed appaga più assai . Il giardino è unabellezza un poco assettata', visi scorge chiara-mente lo studio, e la bramosia di piacere. Que-sto però è un difetto dapoterglisi perdonare. 1alla fin fine non è fatto per altro, che per pia-cere. Ma la bellezza dun orto ha un non soche di più sincero , di più massiccio, e di man-co affettato. Oltre alla vaghezza de colori, ol-tre alla simmetria delle parti, ed oltre alla suagrandezza possiede ancora due altre prerogati-ve molto pregiasi!!!, cioè a dire una sommasemplicità, ed un sommo utile. La semplici- è la pietra del paragone della bellezza , poi-ché per mezzo di essa si viene a scoprire l'intrin-seco suo valore. Lutilità ( a giudizio del mon-do tutto ) è il compimento della perfezione .

Cav. Non vi ravviso però cotesta tanta sem-plicità , che voi dite. Lo vedo abbigliato an-cor esso di molti fiori.

Prior. Si : ma quésti fiori non son disposticon artifizio, nècon affettazione. Non vhanessuno, che fi sia ingerito ad affazzonarli.Si presentan naturalmente da se medesimi,senza studio di sott alcuna. Sassomigliano ai vezzi della gioventù : vezzi impressi dallanatura , non mendicati dall arte. Tanto è piùgrazioso un sembiante, quanto meno sforzate