îoo L*Arte del Gr ardiniero.ra del piacere , che l’uno e 1’ altro presentaa 5 miei occhi ) noti saprei a qual de’due dovestidare la preminenza. Ne rimetto là decisionea voi stesso.
Trior. Il giardino, a dir i! vero, a primoaspetto dà più nel!’occhio. Egli, per dir così,v’abbacina. L’orto poi non fa tanto strepito:ma il diletto, eh’ ei porge allo spettatore, è piùlungo, ed appaga più assai . Il giardino è unabellezza un poco assettata', visi scorge chiara-mente lo studio, e la bramosia di piacere. Que-sto però è un difetto dapoterglisi perdonare. 1alla fin fine non è fatto per altro, che per pia-cere. Ma la bellezza d’un orto ha un non soche di più sincero , di più massiccio, e di man-co affettato. Oltre alla vaghezza de’ colori, ol-tre alla simmetria delle parti, ed oltre alla suagrandezza possiede ancora due altre prerogati-ve molto pregiasi!!!, cioè a dire una sommasemplicità, ed un sommo utile. La semplici-tà è la pietra del paragone della bellezza , poi-ché per mezzo di essa si viene a scoprire l'intrin-seco suo valore. L’utilità ( a giudizio del mon-do tutto ) è il compimento della perfezione .
Cav. Non vi ravviso però cotesta tanta sem-plicità , che voi dite. Lo vedo abbigliato an-cor esso di molti fiori.
Prior. Si : ma quésti fiori non son disposticon artifizio, nècon affettazione. Non v’hanessuno, che fi sia ingerito ad affazzonarli.Si presentan naturalmente da se medesimi,senza studio di sott’ alcuna. S’assomigliano ai vezzi della gioventù : vezzi impressi dallanatura , non mendicati dall’ arte. Tanto è piùgrazioso un sembiante, quanto meno sforzate