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Tomo terzo.
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Dialogo Settimo. 145

Le mura della medesima voglion esser mas-itìiii ficee, acciocché il freddo non abbia campo'file di penetrarle, - ed di dentro ben imbian-dch eate, per poter meglio rifletterla luce, da'«1 cui le piànte riconoscono il lor colóre , ese vigore» La soffitta devesser bassa , affinchèM; la mole dell'aria - che ha da scaldarsi, noniss sia troppo Vasta» Fa duopo ancora, che la«ti stanza sia stretta, perché il Sole possa bar-ine tere nella muraglia, eh'è in fondo. Tutta*V la facciata, che guarda : a mezzogiorno, deeile consistere in un paravento di vetro forni**iiî; to di buone tende, e, s'è possibile, senzaà tramezzi di mura , acciocché il tutto restito ni del pari serrato , ed ugualmente esposto alm. Sole, senzalcunombra »j e. I cannoni delle stufe han da restare al dilift! dentro, e girare orrizzontalmente lungher-ie so i muri della conserva» - ma le stufe deb-bono starsi incastrate nel grosso delle mu-iljlk taglie; e la bocca , o fornello delle mede-sime rimanersi al di fuori, sicché il fuo-j (t; co, le faville, *1 fummo possano averesfar accesso dentro la stanza.pere Perché 1 aria interiore possa scaldarsi inuna maniera regolare , e sicura , convieninjjt fabbricare sopra la stufa una cameretta, oAi caldano, e riempierlo di calcinacci. Questoj e |i !: caldano comunicando, per mezzo dun can-, W| ; none, collaria esteriore, e per mezzo dunj B : altro con quella di dentro, jesteriore , chetll | entra nella cameretta soprapposta alla stufa,, tJ i. col soggiornarvi, e col passare attraverso arii* que'calcinacci roventi, viene a scaldarsi an-cor essa : e quindi se ne fa passare per un