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Tomo duodecimo.
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imi a Natura. 5

tle, che servono per gli edifizj , da essi non tro-vate se non nel fondo dell’Affrica . L’ abbon-danza li fissò , e un gusto nazionale occasio-nato d’una parte dalla bellezza^ di queste ma-terie, e dal!' altra dalla disposizione medesimadel Paese , gli avvezzò a fabbricare in guisegrandiose. Quindi quelle sontuose Abitazionia foggia di terrazzi , e tutti que’ bei .Monu-menti, che bisognava render superiori alle inon-dazioni, e resistenti a tutti gli sforzi dell’acq.ua .Il legname era poco adoprato ne’loro edifizi.Il Paese ne produceva poco, ed esposto alter-nativamente ali’aria, poi ali’acqua, non sareb-be stato durevole.

L’eleganza, che campeggia negli Scritti de’Greci , si trova nella lor maniera di fabbrica-re , e in tutte le loro invenzioni . Da essiei vengono le più belle pratiche della Geo-metria , la correzione nel disegno, gli ordi-ni d’architettura, le belle proporzioni, ei prin-cipi di tutte le beli’Arti.

I Romani più rozzi, e più poveri ne’ pri-mi tempi, fecero da principio fabbriche di le-gno, di terra, e di stoppie. Contuttociò tro-vasi in loro , anche nella lor prima semplici-tà , un carattere nobile : anzi son’ essi forsegiunti alla vera grandezza sin dal principio ,giacché non risparmiavano nulla per gli edili-zj , che tendevano alla pubblica utilità . Sirfdal tempo di Tarquinio Prisco, sei secoli avan-ti Gesù Cristo, tutto il terreno della lor Cittàera forato, e attraversato per di dentro da piùgran canali artefatti , che come tanti rami ,andavano a finire in un Condotto comune fat-to a volta, ed accessibile alle vetture de’Vota.-A 3 cessi,

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Fabbrichede’Greci,e de’ Ro-mani >