della Natura. 2z;
tubi sono i più larghi, e sono in numero di LeFmw-Uni due, o tre neli’alto delia figura, poi si distri- RE GET -W buiscono pel baffo in minori rami per portare bronzo,cfej il metallo fuso in tutte le parti della forma, diBotietì cui non abbiamo ancora detto nulla . I Passag-irtst gj poi lasciano una libera uscita ali’aria versoÈpa Paltò, mentre il metallo se n’andrà per tutteusi; le strade, che lo conducono abbasso. Senzaquesta cautela Paria violentemente dilatata dalti*, calore del metallo tenderebbe ad occupare mol-li;? to più luogo, eromperebbe la Forma per man-osi canza di sfogo, o formerebbe nel metallo fo-rnii ri, e larghe bolle capaci di sfigurar tutto .mpk Non ci dimentichiamo prima di cominciartìa: la Forma, dove dee colare il metallo, d’os*uè,servare che Partefice, il quale lavora le cere,sin sa appuntino quanta n’è preparata in massa,efa quanta n’è entrata negP incavi, scolatoi, tubi,e passaggi, affinchè quante libbre di cera so-ÎL no state impiegate, dieci volte altrettante dijiu metallo faccia almeno entrare il fonditore nelni- suo getto. Dico almeno, perché possono so-jj; pravvenire perdete inopinate, che rendano que-sta proporzione troppo debole, e per«hè ciò,
;j, ; che rigurgita, dopo d’avere contribuito all’u-rt ,, guale rapidità, non è un metallo perduto,yu 4°. Ma come^qonserveremo noi al presente*, i tratti impressi nella cera, soprattutto dacch*
! r;:; ella è scompigliata da tutti que’tubi, che senelanciano come le punte d’un’ istrice? A ciò,j (l perverremo per via della Forma, di cui cuo-|j, presi il corpo della figura, e i tubi.. Questaî forma è molto differente da quella di gesso,
‘j,> che co’suoi diversi incavi modellò lecere. Eli’r“; è tutta d’ un pezzo : ma si fabbrica lenta men.-