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più buono da seminarsi. Si semina adunque,o per dirmegliofi pianta in que'paesi per piùsicurezza la medesima spiga, e in cotalguisas'arriva a farlo allignare. Mase noi altri Eu-ropei pretendessimo di conservarlo per questavia, ne seguirebbono mille disordini. Inpri-mo luogo quei mozziconi ammassati, ogni po-co d’umido che sentissero, and rebbono a risi-co dì marcire, o di germinare. Secondaria,mente verrebbe ad alleficarvili un diluvio ditopi, i quali, attesa la comodità del posto so-lingo , si divorerebbono pacificamente , e aman salva tutto il frutto delle nostre fatiche,li male sovente è grande, prima che s’arrìvii, . scoprirlo . Finalmente il bisogno , che s ha
turà attl " delle paglie, ci necessita a batterei! grano, ea separarlo dalla sua spiga : la qual cosa si facondistribuire in fila in sàia i covoni di già abbarca-ti solfala, proccurando d'inaiarli in maniera,/ a „ j*î»che le spighe d’ogni filare ficombacinocollecovoni spighe de filan poni a rimpetto, e con batte-quando’ re queste spighe gagliardamente a forza di cor-s’inaia. reggiato. Gii antichi Tenevano un altro stile:facean passare , e ripassare fu pe’ covoni de'buoi , che li calpestassero co’ piedi, ovverouna pesante carretta, che li conculcasse, e nedistaccasse i granelli. Gs Italiani, ei Guasco-ni adoperan tuttavia a quest’oggetto le carret-te, e le tregge. I Turchi poi fi servon di certetavole imbullettate di ferro, o vero armate didure selci appuntate, colie quali, stropiccian-do gagliardamente le spighe, ne fanno uscirsuora i granelli. Ma il più efficace argomento,per isgrugnar queste spighe, è il forte bracciod’un buon battitore, che, sollevando la vet-
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