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tino , dove s’alloga la massa dell’uva, primadi porla nello strettoio, e sgranellando ad unper volta quegli acini, ti fa restare il nudo gra-spo attaccato alle predette forcelle , per poibuttarlo tra l’uve inferiori. Gli acini adunquescanicando , e cadendo nel tino, comincianoquincentro a bollire : e come che vi si lascinostare parecchi giorni di seguito, nonpertan-to non ne risulta pregiudizio veruno. L’uvabolle, e ribolle, il vino li colora, nè contrae1’ amarezza de’graspi, essendosi la più partestaccati, e separati dall’uve. Diffi la più par-te, imperciocché bisogna lasciarvene qualche-duno, affinchè i granelli, quando son posti
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che si leva il boccinolo dalla spina fecciaia; chealtramente verrebbe suora.
Lo strettoio straordinario .
A. A. I sedili dello strettoio.
B. B. Altri ledili, o rocchi , o sostegni , podiattraverso a’primieri, sopra cui posa tutto selli-ficio .
C. C. Gli stipiti, o spallette dritte in piè , «profondate sotterra , come s’è detto nella descri-zione dello strettoio ordinario. Notisi però, chei veri stipiti dello strettoio son quelli, che si pre-sentano a man sinistra, e che 1 due tavoloni, piùcorti, che restano a mano dritta sono stipiti falsi.Nel tramezzo di questi stipiti falsi risiedono alcu-ni puntelli, che servon di sostegno, o d’appoggioalle traverse incastrate fra amendue le spallette aguisa di saliscendi, e vagliono ancora, a [un biso-gno, e farle altalenare, o mazziculare.
D. Le traversa sono più travi connesse insieme,talora due sole (quando sian sorti a sufficienza)ma per lo più quattro, o sei.
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