Dialogo Ottavo. 219
cando di roano in mano le loro semenze soprala terra, mantengono, e ringiovaniscono leforeste. In virtù di questo stesso decreto cia-scun proprietario è tenuto a lasciar intatti nel-la sua tenuta dieci alberi d‘alto fusto per col-tra, con tutta la facoltade accordatagli di ta-gliare una selva adulta. Così pure vien inibitoa quaisi voglia particolare il disporre del suo le-gname, destinato a far razza, se non in ter-mine di quarant'anni, e degli alberi d’altofusto, se non in capo a cento venti : la qualco-sa fa sì, che ad ogni occorrenza s abbia maisempre in pronto del legname da fabbricare,o corredare le navi, e gli edificj abitabili.
Oltre a’sopraccennati provvedimenti, con-tengonsì in questo decreto dell’altre cautelemolto importanti. Questi pedali, trovandosiper la foltezza delle boscaglie molto ristretti,gettavano per avanti pochissimi rami; ma s’in-grossavano a dismisura, e non avendo campodi dilatarsi alla larga crescevano infinitamenteper lo lungo. Si previde, che tutti que’tron-chi, che li dovevan lasciare nel tempo del ra-gliamento per razza, avrebbon poscia trova-to un largo spazio ali’intorno, onde dilatarle lor ramora , e che in tal caso non avrebbonpotuto, nè ingrossarsi, nè sollevarsi troppoverso il Cielo. Si previde altresì, che trovan-dosi questi ceppi a campo aperto, si sarebbonpiù facilmente assiderati, che a starsi immac-chiati, e che, se mai si fosser potuti per buo-na sorte salvare da' rigori del freddo, non si sa-rebbon però potuti sottrarre al pennato del ta-gliatore, il quale non conosce altra legge, cheil proprio bisogno. Per rimediare con sicurez-za