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Lo Spettacolo
e di Me-stieri .
1.6 Gent- Tutti quei che non sono obbligati ad un ma-ti d’Arti nuale lavoro, sogliono mettere una infinita di'stanza tra sè e quei eh’eiercitano qualche me-stiere . Hanno di quello stato Un’ assai bassaidea , ed è universale il disprezzo che se nefa. Colui che stende un contratto di vendita,o porta una citazione, crederebbe d’imparen-tarsi male, se deste una sua figlia in matrimo-nio ad un calzolaio o ad un sarto . Può bencolui avere delle buone avvertenze nello sten-dere una citazione ed un processo verbale ;può ben quel!’ altro usar gran prudenza nel-lo scegliere le formole del protocollo; ma que-sti talenti non si meritano quel!' ammirazio-ne , che negar non si può a quell’ industria,che ci fa un bel condotto od una tromba ec-cellente .
Noi facciam di gran complimenti ad unuomo incaricato della riscossione di certi drit-ti , e appena ci degniamo di salutare un la-voratore o un giardiniere, per cui mezzo go-diamo dei frutti della terra . Questo disordinenon è nuovo; si è sempre introdotto nelle Re-pubbliche meglio ordinate , a misura che illusso un fallo gusto di delicatezza v’introduce-va. Quel dei Scipioni, che dichiarò la guerraa Giugurta, concorreva, essendo ancor giovi-ne, ai posto di Edile Curule, e correva , se-condo il costume , innanzi e indietro nel forodov’ erano le Tribù rustiche non men che leurbane . Salutava uno , faceva una civilt'a adun altro , e stringendo le mani ad un lavora-tore di sua conoscenza, non potè astenersi dalmotteggiare su i calli ond’ eran coperte : noialtri, gli dice, non camminiam che su t piedi,
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