della Natura. 109
avreste voi mai preso il costume di camminar LeGew-anche su le mani ? Quella parola gli colto caro; in un momento passò ella di bocca in boc- stieri.ca, ed arrivò (ino agli ultimi ordini: tutte leTribù corrucciate al sentirsi rimproverare ilsuo amore per il lavoro, non ebbero che unavoce per dar P esclusione a quel motteggiato-le, cui la mollezza della Città avea reso orgo-glioso ed impertinente.
La maggior parte di quelli che fanno qual-che mestiere , fon così avvezzi tra noi ad es-ser lasciati in disparte, e a non ricevere alcunsegno di caterva o di distinzione, che riman-gono sorpresi , o ienfibilmente commossi, qual-ora o Magistrati, o Ecclesiastici., od altre per-sone di rango voglion legare conversazionecon essi, e lor parlare come a dei concittadi-ni , ed uomini liberi. Tai sono in fatti, e ilnostro modo di trattar P artigiano ci disonora.
Ve ne ha taluno , che ci saprà fare arrossiredelia nostra aria impetuosa . Io ho avuto ilcontento 4i vedere uno risentirsi e sconcerta-re un Dottorino , che gli dava del tu . Sì ,gli disse freddamente , ho quello che tu di-mandi . Ma saper bisogna se vuoi del fino ,
0 del comune . Tu non hai che a dirlo; tisi darà.
I diritti della subordinazione , per essergiusti, non hanno mai dato autorità a chic-chessia di parlare agli artigiani come a deglischiavi. Noi potremmo loro inspirare dei sen-timenti di orrore, ed animare la loro industria ,se mostrassimo solo di saper quanto vaglia-no , e lor parlassimo con dolcezza . Ma noisaremo sempre assai lontani dail’ animargli ,
e dal