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Tomo undecimo.
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della Natura.. 247

Cresco ; il lavorante , eh’ ha sotto gli occhi ’! mo- u Tagliodello, che lo dirige, e parecchi staccj pieni d’ ^accimature di panno , 0 di lane finamente ta- ’gliuzzate, e di vari colori, distribuisce su cia-scun lineamento un pizzico d’ acciaiatura delcolore, che quadra a questa parte della figura.

La saggia mescolanza delle accimature neipassaggi dei colori degrada a proposito ciascu-na tinta, e diversifica le mescolanze dei me-desimi.

Tra le varie maniere di ammobiliare gli ap-partamenti senza magnificenza, ma però congusto, non abbiam nulla, che s’assortisca me-*glio che le stoffe di lana della manifattura diM. De la Porte. Si fa in Fiandra un’altra tap-pezzeria nobilissima, ed attissima a rimpiazza-re l’indiana : quest'è quella di Bruges , eh’ hail fondo azzurro con panieri di gran fiori bian-chi. La canapa, ed il lino, che ne fono la ma-teria, abbondano in tutte le nostre provincie.

Il verme non v' entra punto : ed allorché do-po trenta, o quarantanni l’azzurro cominciaa svanire , si mette la tappezzeria sul prato :ella s’imbianca, e se ne fanno bellissime tova-glie . Questo mobile finora non è molto cono-sciuto che dai Fiamminghi. I nostri artefici nonpossono esercitar troppo la loro industria sullematerie che nascono attorno di noi, quand’esse

I iossono nello stesso tempo esser durevoli, ed esseravorate con gusto.Sarebbe forse ad essi impossibi-le il darle piò forti, e le piò belle tinture al filasticanapa, di lino, e di bambagia , su cui le tignuo-le non hanno presa ? O l’imprimervi con deco-lori stabili, come si fa coll’inchiostro sulla carta,e sul raso? Solo una simile invenzione può libe-Q. 4 rarci

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