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Tomo decimoquarto.
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lo Spettacolo

La Dimo-

STPvAZIOME

Evangeli-ca »

in ordine. I Filosofi, come i più abili, si ca-ricarono di una tal commissione. Poteva esser-vi alcuna cosa d’inaccessibile per quei che in-tendevano f eguaglianza dei tre angoli di untriangolo a due diritti?

La ragione che gì’ illuminava circa le rela-zioni e le misure di ciò eh’era attorno di es-si sopra la terra, lor parea che desse eziandioautorità di abbracciar tutto colle lor cogni-zioni. Cosi parlarono essi di ciò eh’ era inalto, e di ciò eh’ era abbasso; distribuironoin classi gli dii e le dee, i semidei, ed i ge-ni : studiarono il gusto di ciascheduno di es-si, e con tutta la maggior serietà insegnaro-no, con quai sacrifizi, e con quai cerimoniesi potesse a quelli piacere, ciò che si potevalor dimandare, e qual grado di astinenza po-teva condur le anime privilegiate ad unirsicon quelli estaticamente,

Tali erano, dicevan essi, i felici frutti disua esperienza , e dei suoi viaggi. Avrebbe-ro essi meditato e corso tanto per non arri-vare a nulla? Tale fu salsezza del sapere diApollonio , di Eunapio, di Porsi rio, e diGiuliano. Erano costoro spiriti avidi di no-vità, e sregolatamente correvano dietro al ma-raviglioso. Uomini di tal fatta non erano pun-to fatti per cattivare il proprio intendimentosotto il giogo della fede, che non ci mostrase non se il necessario. S’intende benissimo,quanto la Religìon Cristiana doveva lor dispia-cere ; e non è punto più sorprendente il ve-dere tanti belli spiriti infatuati delle stravagan-ze della theurgia («) che il vederne altri in

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CO Le operazioni degli Vel, e dei getti,

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