della Natura. 2Z
gran numero, che dopo tre mille anni per-dono le facoltà e la quiete, colla persuasio-ne, che trovar si possa il modo di viver piùsecoli, e di far Toro con ciò che non è oro.
La estimazione e la eloquenza dei filosofiritardarono l’opera della salute non men diquel che fatto sabbiano le persecuzioni. Cia-scuno era tranquillo nella sua incredulità, di-cendo: Bisogna che il Cristo stato sia un granFilosofo, e che abbia avuto a sua disposizio-ne dei genj molto potenti per ottenere tanteguarigioni, e fors’anche la propria risurrezio-ne. Ma noi abbiamo i nostri Dei, e i nostrigenj, dei quali siamo contenti: troppo pocosi avanza a onorare i genj del Cristo e deiCristiani.
Questo discorso eh’ era comunissimo tra iGentili infatuati delle promesse della magìa ,pregiudicò molto al Vangelo; ma ciò che inun tal discorso vi era di nuvoloso , poco apoco si dissipò. Ciò che ne sussisté fu la con-fessione della realità dei fatti , ed il temposvelò tutto agli occhi eziandio meno atten-ti . Si venne a scoprire , che le ciance diApollonio pubblicate su la fede dell’avventu-riere Damis più dì cento anni dopo l’avve-nimento , non erano di alcuna conseguenza;che lo stesso era degli Dei , e dei genj tan-to vantati dai filosofi posteriori ; che tuttequelle bizzarre divozioni erano senza testimo-nianze ; e che quella filosofia anticristianaconsisteva in grande boria , e più strepi-to .
Indi sempre più si comprese ciò che i cuo-ri semplici aveano inteso sin dal primo an-B 4 nunzio
La Dimo-strazioneEvangeli-ca .