•uà I Sentieri delia Luce.
de sono i fasci de’raggi partiti, la visionesa- jtrebbe confusa. iJ
Non perdiam qui di vista l’uso che Dio fa de’ «i
raggi, che più colpiscono il nostro organo, e inche vi giungono disordinatissimi. Niuna cosa té
fa tanta impressione su l’occhio , quanta i dar- &di di luce ineguali e risplendentissimi, ond’è ®accompagnata l’immagine de’corpi luminosi. «Donde vengono questi dardi f’Come operano?ed a che son destinati ? Dio ha posto all'estre- amità delle due palpebre un orlo, od una firn* MIbria ben rotonda, la quale sempre s’umetta ipcon un olio, che esce per picciole aperture, e àche la polisce e liscia d’ognora. Sdrucciola co- Wsi la palpebra su l’occhio senza asprezza, e lo '-filscopa ad ogni momento, per levarne le più mi- unnute immondezze , non potutesi impedire co’ fclpeli de’ sopraccigli o delle palpebre. Ma questo Dpicciol orlo , o cordone produce un altro effet- j t |to ben diverso. Egli è un vero specchio roton- an-dato e preparato per distrarre e allontanare da . M | £tutte le parti la luce che vi cade . Quella che vi ij®
portano i corpi luminosi, è sempre più attiva, pe quel poco che n’entra nella pupilla, videe ^fare una impressione gagliarda. Ma non può àentrare dall*orlo della palpebra superiore, se dianon un picciolissimo numero di raggi riflettuti ^versoi’infima parte della pupilla, e parimen-ti non ne può entrare se non un numero piccia- l ;a
lissimo d’insù l’orlo della palpebra inferioreverso la parte più alta della pupilla. Cotesti ^dardi di luce, che, come vedete, non entra- ^no se non di fianco, non possono regolarmente a| ccpassare per li tre umori, nè piegarsi per poi ra» ^cogliersi ; e però non formano pennelli nè im- a (' ma*