Band 
Tomo settimo.
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I Sentieri delia Luce.

de sono i fasci deraggi partiti, la visionesa- jtrebbe confusa. iJ

Non perdiam qui di vista luso che Dio fa de «i

raggi, che più colpiscono il nostro organo, e inche vi giungono disordinatissimi. Niuna cosa

fa tanta impressione su locchio , quanta i dar- &di di luce ineguali e risplendentissimi, ondè ®accompagnata limmagine decorpi luminosi. «Donde vengono questi dardi fCome operano?ed a che son destinati ? Dio ha posto all'estre- amità delle due palpebre un orlo, od una firn* MIbria ben rotonda, la quale sempre sumetta ipcon un olio, che esce per picciole aperture, e àche la polisce e liscia dognora. Sdrucciola co- Wsi la palpebra su locchio senza asprezza, e lo '-filscopa ad ogni momento, per levarne le più mi- unnute immondezze , non potutesi impedire co fclpeli de sopraccigli o delle palpebre. Ma questo Dpicciol orlo , o cordone produce un altro effet- j t |to ben diverso. Egli è un vero specchio roton- an-dato e preparato per distrarre e allontanare da . M | £tutte le parti la luce che vi cade . Quella che vi ij®

portano i corpi luminosi, è sempre più attiva, pe quel poco che nentra nella pupilla, videe ^fare una impressione gagliarda. Ma non può àentrare dall*orlo della palpebra superiore, se dianon un picciolissimo numero di raggi riflettuti ^versoiinfima parte della pupilla, e parimen-ti non ne può entrare se non un numero piccia- l ;a

lissimo dinsù lorlo della palpebra inferioreverso la parte più alta della pupilla. Cotesti ^dardi di luce, che, come vedete, non entra- ^no se non di fianco, non possono regolarmente a| ccpassare per li tre umori, piegarsi per poi ra» ^cogliersi ; e però non formano pennelli im- a (' ma*