ii & I Sentieri cella Lu ci .
chio un albero che appena occupa la centomillesima parte d’una linea, e l’albero, ch’ioveggo, ha ottanta piedi d’altezza. Io flessonon giungo ali’altezza di sei piedi, e appenane ho due di larghezza, e pure la sensazione èin me realislìmanon sol d’un grandissimo al-bero , ma di tutta la pianura di S. Dionigi, edella distanza che v’è dalla terra al Sole. Ciòè incomprensibile ; ma pure è certissimo , chequesta maraviglia è opera non delia luce chenon può far altro che scuotere il fondo del mioocchio ; non della natura, eh’è un idolo, unapotenza ideale e senza realità ; ma di Dio soloche agisce intimamente in me . Così la vista d’un albero, e del Sole che Dio mi mostra, èuna rivelazione niente meno reale, ed imme.diata, di quella , che trasse Mosè verso il ro-vo ardente. Il solo divario tra queste due azio-ni di Dio, sopraMosè, e sopra di me, è que-sto , che la prima esce dall’ordine comune, e1 ’ altra è occasionata dalla connessione e dalconcatenamento de’moti ordinati da Dio perl eggere I' uomo e la natura «
12. I,’abito di vedere, subito che apriamola palpebra, ci fa stimare questa operazionecome una cosa semplicissima e intelligibilissi-ma. Tuttavolta io non temo di dire, cheimister) della nostra Santa Religione non supe-rano più il nostro intendimento, di quel chelo superi la maniera onde si fa la visione, ondenoi veggiamo gli oggetti ; e che sono quelliInesplicabili, come lo è la intima sensazioneche noi proviamo della simmetria e della gran-dezza delle cose, che da noi sono tanto lonta-ne . Che il mio occhio mercé di un’ immagine
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