rarlo da’ suoi errori . * Ce 1* hanno dipintocon tutti Lsuoi vizj, e 1’hanno copiato ,quale appunto divenuto egli è per forzadella cupidigia; e con ciò, a dir vero, glihanno prestato un rilevante servigio. E’ne-cessario mostrargli i suoi difetti, affinchène arrostisca,- e fargli conoscere la sua pro-fonda miseria, affinchè desideri di emerger-ne. Ma la felice riuscita, eh’ebbero cote-sti valenti pittori, nel rammemorare, o rin-facciare ali’ uomo le sue bassezze , e nelporre in evidenza gP inganni del suo amorproprio, dispensa noi dal rimaneggiare quesl’argomento: più e più volte egli è stato da’Pagani medesimi, messo in tutto il suo lu-me; e non hann’eglino mancato d’ insiste-re grandemente su la miseria, e su i disor-dini dell’uomo.
Resta da fargli un altro bene.- ed egli èappunto, renderlo avveduto della sua veragrandezza; si può, senza gonfiarlo di super-bia, additargli i suoi vantaggi legittimi: etant’ è lungi che sia pericoloso il venirglidivisando le prove della sua nobiltà ; chepiù tosto di qua n’ avviene, eh’ egli acqui-sti senza precetti e senza lezioni la cogni-zione de’suoi doveri, o vi trovi il salutareavvilo d’instruirsene.
Questo a un dipresso è il punto di vista,sotto’! quale noi ci faremo qui a considerarel’Uomo. Ci asterremo per economia dal ve-dere e censurare di nuovo i suoi disordini.Separando l’opera del peccato dal!’ opera del
Crea-
* Sapientia prima est
Unititi a tarnijse . Horat.