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52 La Signoria deil'Uomo
gio delle nostre braccia, non possiamo piùnètor loro la lana , nè preveder noi di vestimeneti, nè coltivar le nostre terre , qualj sono ora-inai non men loro patrimonio che nostro. Qualtitolo ci darebbe ragione di appropriarcele ! Lecampagne abbandonate li cuoprono di spine e«di bronchi; 1’ anarchia e la confusione fannodella terra un orrido soggiorno, dove tutto èsenza regola e senza coltura ; dove non si godedi niente con sicurezza perché tutto è stato po-sto in comune, e l’uomo in conseguenza dellanuova riforma,abbastanza felice si crede,se giu-gne a con servar la vita.correndo filosoficamen-te cogli animali immondi a pascersi di ghiande.Se dunque l’uomo npn vive soltanto di ghian-de nòdi pane, ma di tutto quello che Dio hacreato di buono ,- non è già perché abbia egliusurpato l’altrui; ma perché Dio gli ha datotutto. Dio é facitore de’diritti dell'uomo,come egli è l'autore de'suoi bisogni. Lo è, edi quelli che dalla sua innocenza non sarebbo-no stati disgiunti, e di quelli che son gastigodel suo peccatp. Egli lo manda sopra la terracon la fame e coi} la sete ; con le malattie e co’pericoli ; senza abiti e ienz’ armi : ecco i suoibisogni. Ma gli ha poi dato de*sensi, per pron-tamente discernere tutto quello dssè buono,senza consultarne la ragione, che qui è cieca ;gli ha dato mani per afferrare e manipolaretutto quello che può nutrirlo , guarirlo, e^i-fenderlo: gli ha dato uno stomaco capace didigerire ciò chela bocca ha provato e inghiot-tito. Così con una intiera nudità , egli è prov-visto di tutto. Dio gli ha mostrata la propor-pi®ne che egli gvea messa tra i suoi organi e
rutto