Band 
Tomo nono.
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109
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Trattenimento Vili. 109

fati avvitì nel Consiglio deRe, giudicare fe-condo Tesatta verità neTribunali, e prenderegiuste misure nella condotta defuoi affari, lad-dove la metafisica lo lascerebbe per questo con-to in profonde tenebre , o eziandio, lo mene-rebbe di errore in errore.

Vè nell uomo una ignoranza, che è perlisi vergognosa , cioèquella deproprj doveri:ella è volontaria, colpevole, e talora ezian-dìo penale. Ve nè unaltra, della quale eglinon si ha da arrostire, e consiste nelimiti cheDio ha prescritti alla di lui intelligenza . edaiutandolo essa a ristrignersi nel suo stato, eli'è più tosto un dono, che un argomento dimormorazione o di querela.

Ma se è un turpe abbaglio , il sardelamen-ti sopra la debolezza dello spirito umano , co-me se egli fosse opera dun malo principio, oun Dio nemico; errore egualmente pernicio-so egli e l'attribuire alla umana ragione cheha delimiti manifesti, il potere di giudicartutto ddi deciderdi tutto. La nostra ragionetrova naturalmente in se stessa i principi dunagiusta curiosità, comotivi dun savio ritegno.Quanto più sarà poi ella riservata e rispettosa,se Dio per esentarlo dagli indugi pregiudiziali,e dalie incertezze chella'proverebbe nella ri-cerca delle salutevoli verità, lha determinata,per questo conto,con la regola pubblica,pronta,e comoda della rivelazione .''Sicuramente, se aDio è piaciuto daccordare un tale supplemen-to alla nostra debolezza , ( ed è facile restarneconvinti con le testimonianze , che ci compro-vano il fatto, e che prevengono eziandio le no-stre ricerche ;)sarà un volontario errore ascol-tare

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