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Tomo quinto.
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6 Le Praterie.

sè ingegnata daccoppiare la fertilità alla bel-lezza, con più distinzione che altrove .

Ella, per rendere il nostro passeggio più a-meno, e più comodo, sè presa il pensiero dappianarne il terreno, e di tempestarlo di ver-di erbette, e di fiori. Lha poi circondato perognintorno di deliziose colline , parte dellequali avvicinandosi a gli occhi nostri, ci pre-sentano degli oggetti da potersi agevolmentedistinguere; e parte, dilungandosi dai nostroaspetto, ce ne mostrano in lontananza senzalasciarceli ocularmente discetnere. Ma, nonbastandole daverci apparecchiate nell ampioseno di questi Aprati delle morbidissime piante,ci ha voluti eziandio liberar dalla briga di di-veltarle, e di coltivarle. Si è compiaciuta dispargervi colle sue mani un infinità di semen-ze , che per la lor piccolezza si rendono al no-stro sguardo invisibili ; e per la loro feconditàci apprestano una continuatamente lussureg-giata verdura, la quale se mai per qualche ac-cidente viene a mancare, torna tantosto a ri-sorgere per se medesima con più vigore >

Cav. Questa, per vero dire, è una cosa, dicui non mi so in verun modo capacitare. Al-lorché un fiume trabocca fuor del suo letto, etiene per lungo tempo allagata una prateria ,certo è, che le radici, e le semenze di questaprateria debbon marcirsi . Non vedo dali al-tro canto, che alcun si prenda il pensiero di ri-porvene delle nuove. Or donde mai scaturi-sce quella verdura, cha torna quanto prima alussureggiare su pel terreno ?

Prior. Veggiamo alcuna volta avvenire,chele caldane di stare bruciano tutte serbe depra-