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Tomo quinto.
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Dialogo Prììo. $

sconoscono ciall uniformità della loro confi*gurazione, chè quanto dire dallidentità delleloro parti essenziali, e delle loro qualità-minanti : come che differiscano tra di loro perla maggioranza, o minoranza, del loro odo*re , del lor sapore, e della loro attività. Sebbe-ne la virtù dell erbe,ancorché sieno duna me-desima spezie, può benissimo variare, secondola variazione declimi e dererreni,dovesse ere-scono.Da tutte quesserbe si ricavano demedi-camenti begli e ammaniti,debaisami preziosi,depurgativi poderosissimi, e derimedj controle piaghe molto efficaci. Gli stessi animali vitrovano degli antidoti sicurissimi, per guariredi tutti i mali. La bontà e lattenzione delsommo Creatore non ha mancato di provvede-re al bisogno di tutte le creature viventi -Ma il maggior prò, che ci portinole pra-terie, consiste nell apprestare, senza darci qua-si punto di spesa, il necessario alimento a que-gli animali, che ci sonò più necessari. Il bue ,la di cui carne serve a noi stessi di nutrimento,e la cui opera ci risparmia la fatica di lavora-re a forza di braccia le nostre terre, non si man-tiene con altro cibo, che coll erba de* prati.11 cavallo, che ci presta un' infinità di servigi,non ci domanda altro premio della sua instan-cabile servitù, se non il comodo di pascolarea suo talento in sul prato, Terminate le suefaccende, vi si lancia con un garbo, e con unbrio, giulivo, chequasi non cape in se stes-so . Egli allora si chiama soprappagato del-le sue giuste mercedi; ci richiede altri pa-scoli , altre cure. Le vacche, che ci som-ministrano Col loro latte un desostegni più

prin-

Lutiîità

delle

praterie.

Le pra-terie ser-vono apascola-re gliarmenti.

Appre-stano ilnutri-mento acavalli.