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Tomo quinto.
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|© L* PRATERIE.

principali di nostra vita; non pretendon danoi verun’ 1 attra ricompensa , che la liber-tà di pascerli della verdura de’prati.

Cav. Com’è posti bile, che in un cibo sigrossolano , e il più delle volte stecchito,e privo affatto di fugo, renda la carne delmanzo si sostanziosa, e sì squisita ? Comepuò stare, che un po*di fieno infonda nelcavallo una gagliardia , ed una magnanimi-tà, cosi grande, che lo ponga in istato disupplire, senza stancarsi giammai, alle suecotidiane faccende? E come finalmente puòdarsi , che quest’erba abbia virtù di crearenelle mammelle d’una vacca, una crema sidilicata, ed una grascia valevole a sostenta-re la metà del genere umano?

Prior. Vaglia la verità; la vostra maravi-glia è ben ragionevole. Io medesimo son co-stretto a contestare, che serba acquista co-là una qualità del tutto diversa dati' essersuo, e diventa una spezie di quintessenza,la di cui distillazione io non arrivo a com-prendere. Fate, che un uomo ( sia pure in-gegnoso , quanto esser fi voglia ) si ponga amanipolare tutte quell' erbe, che gli piace-rà di trascende in un prato: (estendo ellenotutte amare, e salvatiche ) non gì ugnerà maia spremerne un sugo, il cui sapore sia sop-portabile. E pure tutte quest’erbe concor-rono alla rinfusa a formare nelle mammel-le d’una vacca un sugo dolcissimo, e sostan-ziosissimo. Per la qual cosa convien confes-sare , che

Rim Par" ( a ) Quel eh’ infinita providtntm , <& arti

i.So'n. 4* Mojiro nel suo mirabil magi fiero ,

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