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e là senza poterne raccapezzare nè meno un fi-lo, oche lo trasporti ne’campi altrui, collo-cati in una situazione più bassa, senza poterlonè più conoscere nè ridomandare.
Ma chi volesse ritrarre dal proprio prato unsecondo fieno, che dicesi comunemente ri-messiticcio, o serotine, gli converrebbe te-ner lontano da quel recinto ogni sorta di be-stiame sintantoché fosse fatta la seconda sega-tura , che suol cadere verso la metà di Settem-bre. In tutte le praterie soverchio grandi, espaziose si suol riserbare una porzion di terre-no pelfienserotine. Il rimanente si lascia inpreda al bestiame della comunità, che vi pa-sce tutta la state, e tutto l'Autunno.
funghiamoci ora ad esaminare iprovecci,che si posson ricavare da’pascoli delle prate-rie. Uno de’più grandiosi, e forse ancora de’più proficui, è la razza de’ cavalli, che qui vi,si tiene a pascolare, per averne le figliature,e provvedersi di buoni puledri, da poterli coltempo avvezzare o alla soma, o alla sella, oalla carrozza, al cadesse, ali’ aratro , e adogni genere di carrettoni e carrette.
Non v’ha alcun cavallo, per quanto me-schino , e sparuto egli sia, che non si adatti aqualche sorta di maneggio per noi necessario,eche non vi s’adatti ancor meglio d’un altrogiumento cento volte più appariscente di lui.Un cavallo, che sia corto e tozzo, e che ab-bia il collo assai grosso , resisterà con più lenaalla fatica dell’aratro, o al girar della maci-na, che non farà un cavallo brioso, e sveltodi collo, il quale per la sua dilicatezza in bre-ve tempo vi allenerebbe. Un cavallo ali’ in-
con-