Band 
Tomo quinto.
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Dialogo Primo. -2 f

Quanta Jirc. Aggiugnete a questo novero ilprovento delie figliature , che non è piccolo,mentre un vitello lattonzolo, per quanto me-schino egli sia, pur iì vende cinque, osci li-re di Francia . Aggiugnetevi ancora il consu-mo,giornaliero dei la famiglia, che sempre vadecimando dalla cascina qualche porzione dilatte, odi crema, senza pregiudizio delladose ordinaria. Aggiugnetevi parimente il ri-sparmio del soldo, che si dovrebbe impiaga-re nella compra de’ conci per restaurare le ter-re lavorative, quando ci mancasser gli stab-bi; finalmente il comodo d'ingrassare col-lo scolo del latte i maiali, della cui carne civatghiam giornalmente, se non per altro, al-men per uso della servitù. Or tutti questi van-taggi computati, e bilanciati a dovere, im-portano molto più, che non costa di pri-ma compra una vacca (sì veramente, cheella non venga per l’avida mano del barat-tiere ) calcolando eziandio la tenue spesa,che ci sovrasta , per lo mantenimento d*un pastore , destinato a guardare tutta lamandra.

Dalla somma delle cinquanta lire, che nons’è per anche toccata, diffalchiamone ora ti-na decina, per pagare con essa il nolo d’unaporzione di prateria, sufficiente ad alimenta-re la nostra vacca nella vernata, o ne’giornipiovosi. Questo computo serve ancora perchi non possiede alcun prato del proprio, sic-come ancora per chi non ne tenesse alcunaparte ad affitto. In tal caso una vacca rende alsuo propietario delle lire ben quaranta, de-tratte le spese. Può, egli è vero, intravvenire