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Tomo quinto.
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qualche disgrazia, mediante la quale questaguadagno diminuisca. Ma può pur darsi il ca-so, che il rincaramento de* latticini lo facciacrescere; e che qualche proveccio accidenta-le, come sarebbe la vendita d’un giovenco,o d’una vitella mongana vi faccia raddoppia» 1re tutt’in un tratto il guadagno. Un vitello. îallevato, può valere, incapo a qualche me-se, quindici lire diFrancia, e forte più Quel- “li, che s’allevano lungo la Senna in N orman- 1

dia, e che fi chiamano a tal oggetto vitelli di *

riviera, fi vendono comunemente da trenta,. 11in trentacinque lire di Francia, e spesso an-eoe d’avvantaggio. Ma, per giustificare il: f 1

mio computo, v’addurrò un fatto, cheba- “

sta per cento prove. Havvi un villaggio di “

cento fuochi da me veduto, i di cui abitatori 11

non hanno altro fondo per sostentarsi, che 1' “

adiacenza d’una prateria, la cui estensione £l

abbraccerà un miglio e mezzo di terreno qua-drato. Chiesto paese non ha alcun commercio ®

con Parigi, ma bensì con due otre Città po- ®

co distanti fra loro, ciascuna delle quali fa in *

capo ali’anno del gran consumo , ed è soma- *

nadal detto paese una trentina di mìglia. La *

prateria è capace d'alimentare ottocento vac- 11

che: sicché, a ragione di quaranta lire l’an- J

no per capo, non dovrebbe rendere in tutto ?

più di trentaduemila lire di Francia. E pu- ,!

re a conto già fatto, e più e più volte reiterato à

per parecchi anni di seguito, fi è trovato , 11

eòm’ ella soverchia anno per anno le quaranta P

mila. i

Cav. Vaglia rl vero, cotesta è una bazza '

degna d’invidia. Luon per quei terrazzani, !

x che 1